Libro dei documenti artistici
Libro dei documenti artistici
Il così detto «Libro di documenti artistici» è una raccolta di documenti, di cui non si conosce l’autore, realizzata nel corso dell’Ottocento, contenente 108 documenti datati dagli inizi del XIV fino all’ultimo decennio del XVI secolo, estrapolati da filze e buste originali e infine riuniti allo scopo evidente di creare un monumentum delle testimonianze ritenute più preziose per un profilo storico dell’arte senese.
Per formare tale raccolta vennero con ogni probabilità passati al setaccio molti documenti non rilegati, tra il 1835 ed il 1853, anno in cui lo studioso Gaetano Milanesi confessa di detenerne temporaneamente l’indice; la raccolta fu all’epoca molto probabilmente rilegata, per poi essere successivamente scomposta per estrapolare documenti da esporre nel museo dell’Opera. Infine è stata riformata con l’attuale riordinamento, risalente ai primi anni ’90 del secolo XX: la scelta di ricomporre il «libro dei documenti artistici» è stata dovuta all’impossibilità di identificare con sicurezza le unità archivistiche dalle quali provengono i singoli documenti e all’opportunità di mantenere testimonianza di un’operazione che, per quanto discutibile, rappresenta un momento significativo nella storia dell’archivio.
Nel febbraio 1951, durante alcuni lavori nell’Opera del Duomo, venne ritrovata una cassetta contenente numerosi documenti antichi, tra cui pergamene, disegni e carte relative alla storia artistica e amministrativa dell’Opera. La stampa locale e nazionale presentò inizialmente il ritrovamento come una scoperta eccezionale, attribuendo anche a Donatello alcune pergamene relative alle porte di bronzo del Duomo. Giovanni Cecchini, allora direttore dell’Archivio di Stato, esaminò il materiale e ridimensionò la portata della scoperta, osservando che molti documenti erano già conosciuti e probabilmente erano stati in passato rimossi dalla loro collocazione originaria e mai ricollocati. L’ipotesi era plausibile anche a causa della mancanza di un vero archivista presso l’Opera e del conseguente scarso ordinamento della documentazione. Nel marzo 1951 Cecchini comunicò che i documenti esaminati risultavano in gran parte già pubblicati e apprese che le carte erano state nascoste durante la Seconda guerra mondiale dal soprintendente Pèleo Bacci. Il ritrovamento non rappresentava quindi una vera scoperta di materiale inedito, ma il recupero di documentazione già nota. La vicenda presenta però un aspetto particolarmente significativo: gran parte dei documenti ritrovati non costituiva una scoperta completamente nuova, poiché apparteneva al già noto «Libro di documenti artistici», ampiamente utilizzato e citato da Gaetano Milanesi.
Al giorno d’oggi, i documenti che compongono il Libro dei Documenti artistici, anche sulla scorta del lavoro di Milanesi, sono stati ampiamente studiati, trascritti e pubblicati, da diversi studiosi – per lo più storici dell’arte - di varia estrazione e nazionalità; il progetto che forse più di tutti ha dato importanza a questo corpus, è senz’altro la raccolta ItalArt, che mira alla costituzione di un’ampia raccolta di testi pratici in volgare di ambito artistico, compresi nel periodo che va dalle prime testimonianze sino al tardo Rinascimento, e alla realizzazione di un glossario della terminologia tecnica ricavabile da questi.
