Inv. OA-3297
Rosa d'oro
| Soggetto: | Ramo di rose con foglie e boccioli su piedistallo decorato con i monti araldici della famiglia Chigi. |
|---|---|
| Autore: | Gian Lorenzo Bernini |
| Oggetto: | Rosa d'oro |
| Materia e tecnica: | rame dorato; bronzo dorato; zaffiro. |
| Data: | sec. XVII (1658) |
| Misure: | 50 × 81 × 45 cm (larghezza × altezza × profondità) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala del Tesoro |
| Committenza: | Alessandro VII Chigi (1658) |
Descrizione
La Rosa d’oro è costituita da un articolato ramo di rose, realizzato in metallo dorato, che si sviluppa da un piedistallo a base triangolare. Quest’ultimo presenta un alto corpo sagomato, formato da tre facce in bronzo dorato, sostenuto da zampe ferine e delimitato inferiormente da una cornice modanata con decorazione a baccellature. Sulle tre facce del piedistallo si innalzano i sei monti dello stemma della famiglia Chigi, dai quali si sviluppa il fusto principale, che si biforca nella parte superiore dando origine a una ricca composizione vegetale. Il ramo presenta diciotto corolle e due boccioli, distribuiti tra sottili steli e numerose foglie in lamina d’oro stampata, disposte secondo un andamento irregolare e naturalistico. Le corolle sono formate da petali sovrapposti, modellati con particolare attenzione alla resa plastica del fiore. Nella parte superiore è presente un dispositivo che consente il movimento di alcune corolle, da una delle quali pende uno zaffiro.
La composizione, caratterizzata dall'intreccio degli steli e dall'alternanza di fiori aperti e boccioli, unisce la riproduzione naturalistica del ramo di rosa al significato simbolico e araldico proprio del dono pontificio.
Notizie storico-critiche
La Rosa d’oro conservata nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena costituisce una significativa testimonianza della tradizione dei doni pontifici e del particolare legame tra papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) e la sua città d’origine.
La rosa d’oro, benedetta solennemente dal pontefice, rappresentava uno dei più prestigiosi doni conferiti dalla Santa Sede a sovrani, principi, personaggi illustri e istituzioni che si fossero distinti per particolari meriti nei confronti della Chiesa. La cerimonia della benedizione si svolgeva tradizionalmente nella quarta domenica di Quaresima, detta Laetare, e prevedeva l'impiego di balsamo e muschio, sostanze profumate che richiamavano simbolicamente la figura di Cristo.
Secondo quanto riferito da Gaetano Moroni nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, con breve del 29 maggio 1658 Alessandro VII inviò alla Chiesa metropolitana della sua città natale una rosa d’oro, benedicendo contemporaneamente l'intero popolo senese e la diocesi. Lo stesso Moroni ricorda che il prezioso dono fu portato in mano dal Cameriere segreto del pontefice, accompagnato dalla concessione di particolari indulgenze e benedizioni.
L’opera, realizzata in rame e bronzo dorati, presenta una struttura particolarmente elaborata, costituita da un ramo di rosa con diciotto corolle e due boccioli, che si innalza da un piedistallo ornato dai sei monti araldici della famiglia Chigi. La presenza dello stemma pontificio sottolinea il legame tra il dono e la committenza di Alessandro VII, mentre la ricchezza della composizione vegetale e la resa naturalistica dei fiori testimoniano il gusto decorativo della cultura barocca romana.
