Inv. OA-6075
Compianto su Cristo morto
| Autore: | Alberto di Betto d'Assisi |
|---|---|
| Oggetto: | Gruppo scultoreo |
| Materia e tecnica: | legno intagliato, dipinto e dorato |
| Data: | sec. XV (1421) |
| Misure: | 164,5 × 101 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Siena, Cattedrale di Santa Maria Assunta, cappella del Crocifisso , navata sinistra |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Sacrestia, cappella di sinistra e cappella centrale (dal 1412) |
| Committenza: | Turino di Matteo, Operaio del Duomo (1421) |
Descrizione
Gruppo scultoreo costituito da quattro figure in legno intagliato, dipinto e dorato, disposte su una base comune secondo uno sviluppo prevalentemente orizzontale. La composizione è dominata dal corpo disteso di Cristo, disposto trasversalmente rispetto alle tre figure dolenti. Le vesti sono caratterizzate da ampi panneggi, dipinti prevalentemente nei toni del rosso e del blu scuro e impreziositi da bordure dorate. La policromia interessa gli incarnati, i capelli, le vesti e i particolari anatomici, mentre la doratura sottolinea soprattutto le capigliature e le profilature degli abiti.
Notizie storico-critiche
Una delle personalità più oscure nel campo della scultura italiana del primo Quattrocento è quella dello scultore Alberto di Betto di Assisi il cui nome è noto per la commissione ricevuta il 29 gennaio del 1421 per quattro statue lignee destinate originariamente a comporre un Compianto sul Cristo morto per la Cappella del Crocifisso nel duomo di Santa Maria Assunta di Siena. Il gruppo, oggi custodito sotto l’altare di San Tommaso d’Aquino nella parete d’ingresso della Libreria Piccolomini, doveva costituire un articolato e suggestivo apparato scenografico attorno ad un’antica immagine del Cristo Crocifisso, insieme alle statue lignee di San Giovanni Evangelista e della Vergine Maria (Siena, Museo dell’Opera), realizzate nel 1407 dallo scultore Domenico di Niccolò dei Cori. Il Compianto, l’unica opera oggi nota di Alberto di Betto, ci tramanda i tratti di una personalità di elevate doti espressive e compositive in grado, in anni in cui a Siena si assisteva alla convergenza delle più aggiornate tendenze del primo Rinascimento fiorentino, prendeva forma la prolifica attività di Jacopo della Quercia ed era viva una produzione scultorea locale ancora legata ai moduli della tradizione trecentesca, di proporre un linguaggio innovativo le cui radici affondavano pienamente nella statuaria d’oltralpe, in particolare borgognona, che lo scultore centro-italiano avrebbe potuto assimilare in quegli solo in un cantiere internazionale come duomo di Milano aperto fortemente alle
tendenze esotiche provenienti dai paesi transalpini .
