Inv. OA-6111
Fuga in Egitto
| Ambito: | Bottega romana |
|---|---|
| Oggetto: | mosaico |
| Materia e tecnica: | mosaico |
| Data: | XVII (1663-1664) |
| Misure: | 203 × 330 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella della Madonna del Voto |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
Descrizione
La Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto. La Vergine è raffigurata con il Bambino tra le braccia mentre san Giuseppe accompagna il viaggio. La scena è ambientata in un paesaggio aperto, con elementi naturalistici e presenza di figure angeliche che sottolineano la dimensione divina dell'episodio evangelico.
Notizie storico-critiche
La tela originale della Fuga in Egitto di Carlo Maratta fu commissionata nel 1662 per la Cappella del Voto del Duomo di Siena, voluta dal pontefice senese Alessandro VII Chigi nell'ambito della rinnovata decorazione dell'ambiente dedicato alla Madonna del Voto, e venne concepita in pendant con la Visitazione dello stesso artista. Eseguita tra il 1661 e il 1664, l'opera ebbe immediata fortuna e fu particolarmente apprezzata dal pontefice, che ne commissionò anche una replica su rame destinata alla propria camera privata. La tela rimase nella cappella fino al 1781, quando, per disposizione del principe Sigismondo Chigi, venne rimossa e trasferita a Roma.
Per reintegrare la decorazione della cappella senese, Sigismondo Chigi promosse la realizzazione di una fedele replica musiva eseguita direttamente sull'originale presso lo Studio del Mosaico Vaticano. I pagamenti a Giovanni Battista Ponfreni iniziarono nel novembre 1791, mentre tra aprile e novembre 1792 il capomastro Giuseppe Giovanelli curò il trasporto e la posa in opera del mosaico, tuttora conservato nella sua sede storica.
L'opera rappresenta uno dei primi significativi interventi della pittura romana seicentesca nel Duomo di Siena dopo la riforma barocca promossa da Alessandro VII e costituisce una testimonianza rilevante del classicismo marattesco, fondato sull'equilibrio compositivo, sulla compostezza degli affetti e sulla ricerca di un ideale di bellezza ispirato alla tradizione raffaellesca.
