Inv. AOMS 1596 (1903)_2
Olimascolo sinistro
| Autore: | Cosimo Minucci |
|---|---|
| Oggetto: | disegno |
| Materia e tecnica: | matita, penna e acquerello su carta |
| Data: | sec. XIX (1806) |
| Collocazione: | Archivio Storico |
| Committenza: | Opera della Metropolitana di Siena (1806) |
Descrizione
Si tratta di un disegno a matita, penna e acquerello su carta bianca, realizzato dall'ingegnere Cosimo Minucci nel 1806.
Notizie storico-critiche
Nella relazione del 5 Novembre 1801, redatta su richiesta dall’allora rettore dell’Opera della Metropolitana di Siena Adriano Gori Pannilini, l’ architetto Cosimo Minucci illustrò, a seguito di sopralluoghi e verifiche, i danni e le condizioni di rovina della facciata del Duomo di Siena. Egli riconosceva che la facciata, “elegantissima secondo lo stile di quei tempi”, si trovava ormai in uno stato di grave deterioramento, tanto che in alcuni parti era appena possibile distinguere le tracce originarie.
Secondo Minucci, questo deperimento era dovuto principalmente a tre fattori. In primo luogo, alle condizioni atmosferiche, e in particolare a “l’azione dei venti meridionali che soffiano quasi di fronte alla medesima, i quali avevano notevolmente consumato e calcinato i marmi”.
In secondo luogo, la condizione in cui versava la facciata della Cattedrale all’alba del XIX secolo era anche l’infelice risultato della trascuratezza nella manutenzione e negli interventi di restauro: molti elementi mostravano già da tempo segni di degradazione, ma non erano stati tempestivamente riparati, contribuendo così al progressivo deterioramento dell’intero apparato decorativo.
Infine, determinante fu anche la scossa di terremoto del 26 maggio 1798, che provocò lo spostamento di alcune parti strutturali e decorative e ne compromise l’equilibrio. I danni più importanti sulla facciata erano diversi e riguardano principalmente gli olimascoli maggiori.
Il primo, la torretta situtata sul lato est (lato Palazzo granducale), manifestava un deterioramento tale da rendere necessaria la demolizione dell’intera cuspide, ormai pericolante. Si riteneva inoltre necessario procedere alla demolizione anche delle restanti parti per impedire la prossima rovina di quella parte di facciata. Passando poi alla contigua torretta minore, vi riconobbe ulteriori e diversi segni di degrado, sebbene non di pari gravità. Per quanto concerne l’altro olimascolo maggiore, posto sul lato ovest (lato episcopio) gli elementi che lo compongono risultavano in condizioni di instabilità, tanto da far ritenere necessario un intervento analogo a quello previsto per la struttura corrispondente.
Furono rilevati problemi anche nella cuspide principale della facciata. Durante le piogge, infatti, l’acqua scorreva lungo i lati del triangolo cadendo direttamente sul muramento scoperto. Il timore era che l’acqua potesse insinuarsi tra i mattoni, aprendo dei passaggi nella muratura e provocando fenomeni di disgregazione. Per ovviare a questo rischio, si propose la realizzazione di una copertura su entrambe le pendenze della cuspide, mediante lastre di rame oppure tegole.
Come già accennato, tra le principali cause che in passato contribuirono all’indebolimento della Cattedrale, soprattutto nelle sue parti più elevate, vi fu senza dubbio la trascuratezza da parte della stessa Amministrazione. Per evitare che una simile situazione possa ripetersi, l’ingegnere propone l’adozione di un sistema di controllo rigoroso e metodico, fondato su ispezioni periodiche, da effettuarsi con cadenza annuale o semestrale. Attraverso queste verifiche sarà possibile individuare tempestivamente eventuali fenomeni di degrado o carenze che possono manifestarsi nel tempo, così da intervenire prontamente, evitando che, con il passare degli anni, tali problemi si aggravino progressivamente.
Intanto, l’ingegnere Minucci in una lettera datata 25 novembre 1802, informava il rettore che era stata eseguita “appontellatura e assicurazione dell’olimascolo della facciata del duomo, simile a quello modernamente ricostruito dalla parte del palazzo granducale”, cioè quello situate sul lato destro.
Successivamente, il 5 gennaio 1807, lo stesso ingegnere Minucci chiese al rettore l’autorizzazione per fornire allo scalpellino Matteo Pini “la misura dei marmi e travertini occorrenti per la ricostruzione dell’olimascolo dalla parte dell’episcopio per poterne in seguito formare l’opportuna perizia” .
Circa un mese dopo, lo scalpellino Matteo Pini viene incaricato di avviare la lavorazione del marmo per la ricostruzione dell’olimascolo dalla parte dell’Arcivescovado, ossia quello situato sul lato sinistro.
Nel 1865, tuttavia, alcune statue e vari elementi decorativi della facciata del Duomo minacciavano di cadere. L’Amministrazione dell’Opera della Metropolitana ricevette quindi l’ordine di procedere a interventi di restauro, sulla base di un progetto redatto dall’architetto Giuseppe Partini.
I lavori ebbero inizio immediato, il 15 settembre 1865, e interessarono la porzione di facciata compresa tra il cornicione sopra la porta principale e il grande cornicione che racchiude la cuspide mediana. In questa fase, inoltre, furono rimosse alcune sculture fortemente deteriorate.
Nel gennaio 1867 il Monte dei Paschi stanziò la somma di 5.000 Lire per il restauro della facciata del Duomo. Anche il barone Ricasoli, allora ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, nel corso della sua reggenza destinò ulteriori 1.500 Lire ai lavori di restauro.
Nella perizia redatta il 2 aprile 1865 dall’architetto Lorenzo Doveri, relativa al restauro o meglio ricostruzione del corpo di mezzo della facciata, tra le varie parti che richiedevano interventi venivano menzionati gli olimascoli che incorninciano la cuspide principale della facciata della Cattedrale. Essi sono descritti come grandi sagome verticali che proseguono anche nei fianchi della struttura e sono attraversate orizzontalmente, a più intervalli, da altre sagome decorate con fondi di marmo rosso, animali, figure e ornamenti.
Dalla perizia emerge inoltre che uno dei due olimascoli maggiori si trovava in condizioni relativamente migliori, mentre l’altro necessitava di un restauro completo, fino alla ricostruzione integrale. È quindi probabile che questa serie di interventi comprendesse lo smontaggio e la ricostruzione di uno, o forse di entrambi, gli olimascoli.
In particolare, l’olimascolo laterale all’occhio dalla parte del Palazzo già Reale risulta essere stato ricostruito per intero, sagomato e realizzato completamente in marmo bianco con due fasce di marmo rosso di circa 4 metri.
L’intervento è documentato nell’anno 1867, come si evince dalla “Verificazione di tutti i lavori di restauro eseguiti durante l’anno 1867 alla facciata principale”.
