Ritratto di papa Alessandro VII assiso in trono pontificio (cattedra), benedicente - Fabio Chigi

Autore:Gian Lorenzo Bernini, Antonio Raggi detto il Lombardo
Oggetto:monumento marmoreo
Materia e tecnica:marmo di Carrara scolpito, marmo della Montagnola senese
Data:XVII (1661-1664)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta, transetto destro
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia
Committenza:Annibale della Ciaja, Operaio del Duomo

Descrizione


L'imponente mostra della nicchia è costituita da una doppia zoccolatura, una larga e liscia cornice modanata e un fastigio coronato da un robusto architrave a lunetta che sovrasta lo stemma papale fiancheggiato da festoni composti da foglie di rovere. La figura del pontefice si rivolge con il gesto della mano benedicente e con un leggero movimento del capo verso destra. Dal marmo traspare una personalità, un temperamento, una costituzione fisica e psichica ben diversa dai modelli berniniani. L'esile figura di Fabio Chigi sembra sprofondare nell'ampiezza del manto che lo avvolge come un possente guscio. La destra benedicente alzata in un gesto alquanto sostenuto solleva quasi con fatica la stoffa, mentre della mano sinistra si intravedono appena le gracili dita. L'espressione del volto appare riservata e severa. Tutta la figura trasmette l'immagine di una persona che nonostante la fragilità della sua costituzione fisica si dedichi con pia severità al gravoso incarico conferitogli.

Notizie storico-critiche


Nel Duomo senese i lati brevi delle due ali del transetto sono contraddistinti da quattro statue papali. Esse sono inserite in quattro architetture a nicchia uguali poichè devono la loro esistenza a un unico concetto e per di più a una congiuntura particolarmente felice nella storia dell'arredamento della cattedrale. Fu infatti l'elezione di Fabio Chigi a pontefice nel 1655 a far partire il riordino e l'ampliamento della serie dei monumenti dedicati ai papi senesi, iniziata più di sessant'anni prima. L'interessamento attivo di Alessandro VII permise inoltre di far eseguire le quattro statue allora progettate a Roma e di affidare il compito ai migliori scultori operanti nell'Urbe. Quando poco dopo l'ascesa di Alessandro VII al soglio di Pietro il rettore dell'Opera Annibale della Caja gli offrì di far erigere in suo onore una statua marmorea, il pontefice non solo accordò il suo consenso, ma chiese personalmente a Gian Lorenzo Bernini di fornire il modello, come raccontano i biografi del cavaliere, suo figlio Domenico (Vita del Cavalier Gio. Lorenzo Bernino, Roma, Rocco Bernabò, 1713, p. 106) e Baldinucci (Notozie de' professori del disegno da Cimabue in qua, Firenze, vol. V, 1681-1728, ed. a cura di F. Ranalli, Firenze, 1845-1847, p. 625). La sua traduzione in marmo venne in seguito affidata ad Antonio Raggi, uno dei più stretti collaboratori del maestro. Come unica testimonianza del processo ideativo berniniano è sopravvissuto un disegno, oggi a Lipsia, uno studio del drappeggio del piviale. La scultura fu eseguita fra il giugno del 1661, data dell'arrivo del blocco di marmo di Carrara a Roma e l'estate del 1663, quando venne trasportata a Siena, ove nella cattedrale si cominciava a costruire la nicchia. Quest'ultima fu eretta dalle maestranze del duomo sotto la guida del capomaestro Dionisio Mazzuoli, su disegno del Bernini. Nel 1664 fu collocata la scultura nel muro esterno della cappella Chigi, ma undici anni più tardi venne spostata nell'ubicazione attuale per motivi di illuminazione e articolazione spaziale.

Iscrizione


ALEXANDER VII · PONTIFEX MAXIMUS · ANNO D · MDCV
Posizione: Al centro del piedistallo

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