Ritratto di papa Paolo V assiso in trono pontificio (cattedra), benedicente - Camillo Borghese

Autore:Domenico Cafaggi detto Capo
Oggetto:monumento marmoreo
Materia e tecnica:marmo di Carrara scolpito
Data:XVI (1592-1593)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta, lato destro
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia
Committenza:Giugurta Tommasi (26 Gennaio 1594)

Descrizione


Statua in marmo bianco raffigurante un pontefice seduto, posta su un alto basamento marmoreo e inserita entro una nicchia dell'apparato monumentale della controfacciata. La figura, scolpita a tutto tondo ma concepita prevalentemente per una visione frontale, presenta un'impostazione solenne e monumentale. Il basamento è articolato da specchiature marmoree, elementi decorativi e araldici e reca al centro l'iscrizione che identifica attualmente il pontefice con Paolo V.

Notizie storico-critiche


La scultura non fu inizialmente concepita per rappresentare papa Cervini, ma papa Pio II Picolomini. Nel 1591 il nuovo Operaio Giugurta Tommasi ordinava l'esecuzione di una statua e di un monumento epigrafico in onore di Alessandro III, il papa a cui tradizionalmente si assegnava la consacrazione del duomo e la concessione di importanti indulgenze, le quali, in seguito, avrebbero conferito alla porta laterale il nome di Porta del Perdono. L'iniziativa del Tommasi destò l'ira dell'arcivescovo di Siena Ascanio I Piccolomini, sulla scia del nuovo rigorismo post-tridentino che stava affermandosi nella chiesa e che cercava di limitare l'influsso dei laici sulle vicende ecclesiastiche. Tuttavia, ben presto, il Piccolomini si mostrò disposto a derogare i propri principi nel caso in cui il rettore, avesse acconsentito di erigere, oltre alla statua dedicata al Bandinelli, le due effigi plastiche di Pio III e Pio III, della propria famiglia Piccolomini. E così avvenne almeno in parte. Risale al 13 Gennaio il contratto con il quale il rettore impegnò lo stesso Cafaggi a scolpire una statua in trono che nel volto somigliasse ad Enea Silvio, chiedendogli di attenersi a un modello in creta già consegnato. Le statue di Alessandro III e Pio II nascevano come coppia e come nucleo di un programma volto a commemorare i papi senesi. Collaborarono nell'esecuzione dei piedistalli lo stesso maestro Domenico, che aveva fornito il disegno e lo scalpellino Antonmaria di Piergiovanni dell'Abate, mentre le edicole sono opera di Flaminio del Turco e di Pietro di Benedetto da Prato, i quali si valsero dell'aiuto di Gabriello detto il Bruscia. Tra l'Agosto e Settembre 1593, i due monumenti furono collocati nella controfacciata, ai lati della porta mediana. Qui rimasero fino agli anni '80 del Seicento, quando furono spostati nell'attuale ubicazione. Fu allora che si cambiò la denominazione dei papi, un'operazione che però necessitò di qualche variante. Così nel 1681 l'opera acquistò due pezzi di marmo di Carrara per rifare le teste ai due pontefici, retribuendo i fratelli Francesco, Antonio, Giovanni e Agostino Mazzuoli. Contrariamente alle indicazioni contenute nei documenti, furono attaccate solo le barbe posticce.

Iscrizione


PAVLUS V PONT · MAX · ANNO · D · M · DCV
Posizione: Al centro del piedistallo

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