Inv. OA-6100
Ritratto di papa Marcello II assiso in trono pontificio (cattedra), benedicente - Marcello Cervini degli Spannocchi
| Autore: | Domenico Cafaggi detto Capo |
|---|---|
| Oggetto: | monumento marmoreo |
| Materia e tecnica: | marmo di Carrara scolpito |
| Data: | XVI (1592-1593) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, lato sinistro |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Giugurta Tommasi (26 Gennaio 1594) |
Descrizione
La scultura è inserita all'interno di un'edicola slanciata connotata da un'architettura classica.
La figura, scolpita a tutto tondo ma concepita prevalentemente per una visione frontale, indossa ampie vesti pontificali ed è caratterizzata da una struttura compatta e solenne.
La rigorosa gestualità frontale del pontefice è dovuta all'abbozzo predisposto nel 1462, che non permetteva un'articolazione più sciolta e distaccata del corpo. Il basamento presenta specchiature marmoree, elementi decorativi e araldici e reca l'iscrizione che identifica attualmente il pontefice con Marcello II. Se consideriamo i cambiamenti del volto dovuti ai fratelli Mazzuoli, rimane ben poco su cui basarsi.
Notizie storico-critiche
La scultura non fu inizialmente concepita per rappresentare papa Cervini, ma papa Alessandro III Bandinelli. Il blocco di marmo venne abbozzato all'incirca centotrent'anni prima per rappresentare una statua di Callisto I Borgia. Con tale monumento, i senesi volevano onorare Callisto III Borgia, il quale aveva loro prestato efficace aiuto in tempi difficili, quando il capitano di ventura Jacopo Piccinino, veneziano, stava razziando e devastando il territorio senese causando una terribile carestia e minacciando perfino la libertà della Repubblica. Solo grazie all'abilità di negoziatore del papa e grazie ai sostegni alimentari inviati a Siena, si riuscì a scampare il pericolo. Il 14 Ottobre , giorno della festa di San Callisto papa e martire, la Balìa decretò di eternare tale evento facendo celebrare ogni anno una messa solenne nella Cattedrale. In seguito l'Operaio del Duomo farà costruire un nuovo altare dedicato al santo. Quando nel novembre del 1462 il blocco di marmo carrerese previsto per effigiare il pontefice arrivò nel porto di Grosseto per essere poi condotto a Siena, Callisto III era già morto da quattro anni e l'esigenza di ringraziarlo per i servigi resi alla repubblica non fu più attuale. Anche il capomaestro del Duomo Pietro del Minella era morto, così si decise di immagazzinare il blocco per un uso futuro. Nel 1591 il nuovo Operaio Giugurta Tommasi ordinava l'esecuzione di una statua e di un monumento epigrafico in onore di Alessandro III, il papa a cui tradizionalmente si assegnava la consacrazione del duomo e la concessione di importanti indulgenze, le quali, in seguito, avrebbero conferito alla porta laterale il nome di Porta del Perdono. L'iniziativa del Tommasi destò l'ira dell'arcivescovo di Siena Ascanio I Piccolomini, sulla scia del nuovo rigorismo post-tridentino che stava affermandosi nella chiesa e che cercava di limitare l'influsso dei laici sulle vicende ecclesiastiche. Tuttavia, ben presto, il Piccolomini si mostrò disposto a derogare i propri principi nel caso in cui il rettore, avesse acconsentito di erigere, oltre alla statua dedicata al Bandinelli, le due effigi plastiche di Pio III e Pio III, della propria famiglia Piccolomini. E così avvenne almeno in parte. Risale al 13 Gennaio il contratto con il quale il rettore impegnò lo stesso Cafaggi a scolpire una statua in trono che nel volto somigliasse ad Enea Silvio, chiedendogli di attenersi a un modello in creta già consegnato. Le statue di Alessandro III e Pio II nascevano come coppia e come nucleo di un programma volto a commemorare i papi senesi. Collaborarono nell'esecuzione dei piedistalli lo stesso maestro Domenico, che aveva fornito il disegno e lo scalpellino Antonmaria di Piergiovanni dell'Abate, mentre le edicole sono opera di Flaminio del Turco e di Pietro di Benedetto da Prato, i quali si valsero dell'aiuto di Gabriello detto il Bruscia. Tra l'Agosto e Settembre 1593, i due monumenti furono collocati nella controfacciata, ai lati della porta mediana. Qui rimasero fino agli anni '80 del Seicento, quando furono spostati nell'attuale ubicazione. Fu allora che si cambiò la denominazione dei papi, un'operazione che però necessitò di qualche variante. Così nel 1681 l'opera acquistò due pezzi di marmo di Carrara per rifare le teste ai due pontefici, retribuendo i fratelli Francesco, Antonio, Giovanni e Agostino Mazzuoli. Contrariamente alle indicazioni contenute nei documenti, furono attaccate solo le barbe posticce.
Iscrizioni
IVGVRTHA ÆDITVS · P · C· M · DXCI
Posizione: Lungo la cornice centrale del basamento sotto il trono
MARCELLVS · PONT · MAX · ANNO · D · M · D · LV
Posizione: Al centro del piedistallo
