Inv. OA-6128
Monumento funebre del Cardinal Riccardo Petroni - Ritratto funebre del cardinale Riccardo Petroni; Storie della Resurrezione di Cristo; Madonna con Bambino tra San Pietro e San Paolo; apostoli; cariatidi; accoliti/cariatidi e angeli reggicortina
| Autore: | Tino di Camaino |
|---|---|
| Oggetto: | monumento sepolcrale |
| Materia e tecnica: | marmo bianco scolpito |
| Data: | sec. XIV (1317-1318) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella di Sant'Ansano |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Cardinal Riccardo Petroni (1314) |
Descrizione
Monumento sepolcrale a parete, sviluppato verticalmente secondo una complessa struttura architettonica e scultorea articolata in registri sovrapposti. Su quattro mensole scolpite poggia un basamento pensile decorato da specchiature marmoree e stemmi della famiglia Petroni; al di sopra si dispongono quattro figure femminili a tutto tondo con funzione di cariatidi, sulle quali insiste la cassa funeraria. La fronte di questa è suddivisa in cinque rilievi con episodi connessi alla Resurrezione di Cristo, intervallati da sei statuette di apostoli. Sulla cassa si apre la camera funebre, nella quale il cardinale Riccardo Petroni è raffigurato giacente sul letto funebre; due accoliti disposti lateralmente e due angeli sollevano e scostano il drappo che incornicia il corpo del defunto. Il monumento è concluso superiormente da un'edicola gotica cuspidata, articolata da colonnine, archi acuti, pinnacoli e gattoni, entro la quale è raffigurata la Madonna con il Bambino tra San Pietro e San Paolo. Un ulteriore coronamento architettonico, anch'esso cuspidato, conclude lo sviluppo verticale della struttura.
Notizie storico-critiche
Pur non essendo supportata da documenti d'archivio, l'attribuzione del sepolcro del cardinal Riccardo Petroni allo scultore senese Tino di Camaino è unanimamente condivisa dalla critica, in virtù dell'evidenza stilistica delle numerose sculture che lo adornano. Il corpo del cardinale morto a Genova nel Febbraio del 1314 era stato traslato a Siena nel Marzo di quell'anno, come attesta una Cronaca coeva. Inizialmente inumate nella cattedrale presso l'altare di Santa Caterina delle Ruote, di patronato della casata Petroni, le sue spoglie furono in seguito deposte in questa pregevole sepoltura monumentale. La definizione cronologica del sepolcro è dibattuta; con certezza si sa che Tino era stipendiato dall'opera di Santa Maria di Siena dal 1318 al 1320, anno in cui risulta designato capomaestro. Nessun pagamento concerne però l'esecuzione del monumento, che deve essere stato interamente finanziato dalla famiglia Petroni con il lascito testamentario del cardinale, senza pertanto lasciare traccia documentaria. Fra le carte dell'Opera, l'epoca della traslazione induce a ogni buon conto ad assegnare al complesso una datazione approssimativa al 1315-1317, a ridosso del soggiorno pisano dello scultore, prima del suo effettivo reclutamento nelle fila del cantiere senese; tale cronologia è avvalorata dall'osservazione degli aspetti formali del complesso, nel quale appaiono superate le soluzioni geometrizzanti e conchiuse della fase pisana, in favore di un progressivo scioglimento in formule più eleganti che preludono alle sculture fiorentine. La più antica menzione del sepolcro è quella della Cronaca di Agnolo di Tura, un passo di controversa interpretazione poichè allude ad un sepolcro pensile provvisto di alte colonne, oggi assenti e certo non identificabili con le cariatidi che sostengono la cassa. Ciò induce a credere che l'odierno aspetto del monumento non collimi con quello originario; infatti si rivela frutto di ripetute manomissioni. Bisogna attendere il 1429 per imbattersi in una descrizione della cappella di Santa Caterina delle Ruote; nell'Inventario del 1446 viene per la prima volta menzionato esplicitamente il sepolcro. Dalla sua lettura si desume con più chiarezza che sulla mensa era collocata una piccola tavola, forse un dossale, con il crocifisso e vari santi, tra i quali appunto Niccolò e Caterina d'Alessandria. L'attenzione si focalizza sul monumento all'epoca dell'Operaio Cristoforo Felici (Inventario del 1458). L'assetto della cappella rimase sostanzialmente immutato fino al 1484, quando il rettore Alberto Aringhieri diede avvio ai lavori per la costruzione della cappella del Battista, che si sarebbe dovuta aprire proprio nella parete sulla quale insisteva il monumento Petroni. A testimonianza dell'impresa, restano alcuni documenti di pagamento in favore degli scalpellini Bastiano di Francesco e Francesco di Bartolomeo dell'Alpigino. Comprensiva di tomba, altare, graticola di ferro, coro e dipinti, l'intera struttura fu dunque trasferita sulla perete adiacente, ove continuano ad attestarla, ormai priva del fastigio su colonne, sia i posteriori inventari cinquecenteschi della cattedrale che la visita apostolica del 1575- Nel 1591 tuttavia si provvedeva a rimuovere definitivamente l'altare di Santa Caterina delle Ruote sottostante la tomba, con il consenso degli esponenti della famiglia Petroni che ne detenevano il patronato. Il titolo veniva trasferito presso l'altare di San Giovanni Battista, le tavole dipinte nelle stanze dell'Opera, i paramenti in sagrestia. L'aspetto del sepolcro Petroni rimasto isolato sulla parete ci è restituito dalla testimonianza dell'erudito Alfonso Landi nel 1655 ("Racconto del Duomo di Siena, dato alle stampe e commentato da Enzo Carli, Firenze, Edam, 1992); a quella data si presentava già terminante con la loggetta trifora abitata dalle tre statue tutt'ora visibili, sormontata dall'ulteriore coronamento a forma di bifora; è presumibile che quest'ultimo sia stato aggiunto nel tardo' 400 per conferire al monumento quello slancio verticalizzante che altrimenti avrebbe perso con l'eliminazione del fastigio a baldacchino. La struttura sepolcrale è ritratta anche da due disegni eseguiti nel 1664 da un membro della bottega dei Mazzuoli. Queste preziose testimonianze grafiche ci permettono di constatare la presenza di un elemento ormai perduto: uno zoccolo posto sotto le cariatidi su cui figuravano stemmi alternati a tre buste di figure, non meglio decifrabili. La scomparsa di questa sezione si deve ricondurre alla pesante manomissione operata nel 1725, quando il sepolcro fu decurtato per fare spazio all'erigendo monumento del Gran maestro Marc' Antonio Zondadari, tuttora visibile su quella parete. In tale occasione vennero eliminati anche due angeli reggisudario posti all'interno della camera funebre e due delle cariatidi. Come è noto, queste sculture furono rintracciate nei depositi dell'Opera da Giacomo De Nicola e da Enzo Carli, al quale si deve la definitiva ricostruzione del sepolcro Petroni nella sua attuale ubicazione, effettuata nel 1951.


