Inv. OA-9127
Predica di San Giovanni Battista alle turbe
| Autore: | Bernardino di Betto detto Pinturicchio |
|---|---|
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | pittura a fresco |
| Data: | XVI (1504-1506) |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Alberto Aringhieri, Operaio del Duomo (1484) |
Descrizione
Le prime storie affrescate dal pintoricchio nella cappella furono "San Giovanni nel deserto" e la "Predica alle turbe". Si tratta delle due scene che si svolgono all'aperto, per le quali l'artista adottò la soluzione dello sfondo a finto mosaico dorato, sul quale si ritaglia la sagoma degli alberi e la folta chioma dei verdi cespugli, che rendono curiosamente ameni gli spazi desertici abitati dal giovane Battista. Il pittore aveva già adottato questo accorgimento volutamente all'antica, a imitazione delle volte romane e dei mosaici paloecristiani, nelle scenette mitologiche sulla volta della Libreria Piccolomini e nelle lunette con allegorie delle Arti Liberali nell'appartamento Borgia. Lo sfondo dorato ha anche la funzione di rischiarare gli affreschi, avvolti nella penombra dell'ambiente.
Notizie storico-critiche
Nel 1464 papa Pio II fece arrivare a Siena la preziosissima reliquia del braccio destro di san Giovanni Battista, ottenuta dal despota della Morea Tommaso Paleologo in cambio della promessa di un aiuto nella riconquista del territorio preso dai Turchi Ottomani. Fortemente legato al culto del Precursore, nel 1482 il cavaliere dell'ordine di San Giovanni e rettore dell'Opera del Duomo Alberto Aringhieri sancì l'avvio della costruzione di una cappella per accogliere la preziosa reliquia. Nel 1501 furono collocati il Battista bronzeo di Donatello, la Santa Caterina d'Alessandria di Neroccio di Bartolomeo de' Landi e il Sant'Ansano di Giovanni di Stefano. Nel 1502 i lavori architettonici potevano dirsi terminati. Verso il 1504, l'Arighieri commissionò a Pintoricchio la decorazione ad affresco con storie del santo, dopo l'interruzione dei lavori agli affreschi della Libreria Piccolomini, dovuta all'improvvisa morte del committente papa Pio III. L'entità dell'intervento del pittore umbro nella cappella è attestata dal documento del saldo conclusivo del primo febbraio 1506. Gli otto riquadri disposti su due registri comprendono sei dei principali episodi della Vita del Battista tratti per lo più dal Vangelo di San Luca e da quello di San Matteo. La sequenza del ciclo aveva inizio dal riquadro raffigurante la "Visitazione", che in origine chi entrava poteva trovare in alto a destra; prosegue in basso a sinistra con la "Nascita di San Giovanni" e con la "Predica del Battista alle turbe". Di fronte, alla medesima altezza, era raffigurato il "Battesimo di Cristo" e la "Decollazione del Battista", che concludeva la narrazione visiva della vicenda del santo. A causa dell'umidità, gli episodi dipinti sul lato esterno del sacello subirono danni ingenti, tanto da necessitare nel 1616 la ridipintura da parte di Vincenzo e Francesco Rustici. La scena della Visitazione fu nuovamente danneggiata, se due secoli più tardi nel 1865, il pittore Cesare Maccari fu incaricato di eseguire al suo posto "San Giovanni in carcere invita i suoi discepoli a seguire la predicazione di Cristo", che tuttora possiamo ammirare. Su probabile progetto di Francesco di Giorgio Martini, la cappella ha una pianta circolare, presenta tre nicchie con statue ed è coperta da una cupola che le dà la foggia di tempietto-reliquiario. La decorazione delle pareti laterali in marmi e stucchi policromi si deve ad un rifacimento di fine Cinquecento e inizio Seicento. La volta con lo Zodiaco originariamente decorata dal giovane Baldassarre Peruzzi, venne rifatta con stucchi dipinti e dorati negli anni '60 del XVI sec. da parte degli stessi maestri che decorarono la cupola del Duomo, ovvero Andrea Ferrari e Pietro Cremoni. Le tarsie lignee di Antonio di Neri Barili furono spostate nella collegiata dei Santi Quirico e Giulitta di San Quirico d'Orcia. Su iniziativa del rettore Pietro Bambagini Galletti, nel 1865 l'architetto Giuseppe Partini curò un nuovo restauro della cappella che versava in cattive condizioni di conservazione; il nuovo intervento interessò anche la decorazione pittorica, affidata alle cure di Francesco Brogi.
