Santa Caterina tra santi e beati senesi

Autore:Ventura Salimbeni
Oggetto:dipinto
Materia e tecnica:pittura a fresco
Data:XVII (1608-1611)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia
Committenza:Muzio Placidi, rettore dell'Opera (1608)

Descrizione


Dopo i due episodi biblici, in parallelo col "Beato Ambrogio Sansedoni presenta Siena a papa Gregorio", l'ultimo affresco propone un tema senese. I pochi disegni preparatori del ciclo giunti fino a noi sono relativi a questo episodio. A partire dalla sinistra si riconoscono il beato Francesco Vincenti e il beato Sorore, mitico fondatore dello Spedale di Santa Maria della Scala, raffigurato nelle moderne vesti di rettore dello spedale. La serie dei santi e beati prosegue con San Savino, cripto-ritratto dell'Arcivescovo di Siena Camillo Borghese cugino di papa Paolo V, riconoscibile dallo stemma sulla stola, San Bernardino da Siena, Santa Caterina da Siena, San Galgano, il beato Pietro Pettinaio, il beato Franco Lippi da Grotti, il beato Francesco Patrizi detto Tarlato, la beata Nera Tolomei. Anche in questo affresco, i vari personaggi sono scanditi al'interno di una struttura colonnata sormontata da una balaustra e un cielo abitato da una serie di angeli in volo, alcuni intenti a gettare fiori sulle figure poste sotto, altri a legare due grandi drappi di broccato rabescato. I due affreschi raffrontati sono stati immaginati dal Salimbeni in stretta relazione tra loro, come fossero aggiunte laterali al transetto, parti integranti di un medesimo spazio, un'architettura unitaria differenziata solo dal materiale delle colonne.

Notizie storico-critiche


Dopo la fine dell'autonomia politica dello stato senese, sancita con la pace di Cateau Cambrésis (1559) e del conseguente successivo periodo di stagnazione economico e culturale, la decisione del rettore Muzio Placidi di proseguire l'ornamentazione del coro fu senza dubbio la più rilevante impresa pittorica posta in atto a Siena all'inizio del Seicento. Allogato alla fine del 1608 al pittore senese Ventura Salimbeni, dopo un violento scontro con Pietro Sorri risolto dal segretario granducale Lorenzo Usimbardi, il lavoro fu completato solo nel 1611. Il contratto è stato pubblicato per la prima volta da Ettore Romagnoli (E. Romagnoli, Biografia cronologica de' bellartisti senesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, mss L.II.1-13, Firenze, SPES, 1976, PP. 99-101). Lo svolgimento dell'opera può essere ricostruito sia attraverso la documentazione, sia attraverso l'indicazione della data che, accompagnata da firme e sigle, il pittore pose su ogni affresco. Progettata dallo stesso Salimbeni, la decorazione a stucco che accompagna gli specchi istoriati fu realizzata da Salvatore e Francesco Berni. Il frescante cominciò a dipingere dalla parete sinistra, spostandosi verso destra. Nonostante la prestigiosa collocazione e l'indubbia qualità dell'intervento pittorico, gli affreschi del Salimbeni non hanno avuto, in tempi recenti, l'attenzione che si sarebbero meritati. Al contrario, al tempo del pittore furono assai stimati come dimostra un passo delle "Considerazioni sulla pittura" dell'intendente d'arte senese Giulio Mancini (Considerazioni sulla pittura, a cura di A. Marucchi e L. Salerno, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1956-57, vol. I., p. 210. Il ciclo è ricordato da Fabio Chigi (Elenco delle pitture, sculture e architetture di Siena, edizione critica di Peleo Bacci in Bullettino Senese di Storia Patria, XLVI, 1939, p. 300), da Isidoro Ugurgieri Azzolini (Le Pompe Sanesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, ms. A.IV.21, Pistoia, stamperia di Pier'Antonio Fortunati, 1649, vol. II, p. 367) e dal Landi. Guglielmo della Valle (Lettere sanesi sopra le belle arti, Roma, Giovanni Zampel, 1786, ed. anastatica Forni, Bologna, 1976, p. 356) e Filippo Baldinucci (Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, ed, a cura di F. Ranalli, Firenze, 1845-47, di cui ed. anastatica a cura di P. Barocchi, Firenze, SPES, 1974-75, vol. III, p. 426)) non si soffermeranno particolarmente su questo complesso decorativo. Una tiepida rivalutazione moderna delle pitture è ad opera di Giuseppe Scavizzi, che ne evidenzia i rapporti con la coeva produzione figurativa fiorentina di Bernardino Poccetti e Domenico Passignano. Nel volume dedicato al Duomo di Siena, Enzo Carli mette in luce la vaporosa cromia del pittore, criticandone, a torto, le capacità compositive. Donatella Capresi Gambelli insiste sui rapporti con la pittura fiorentina, sia sul piano compositico che cromatico, mentre Bernardina Sani parla dell'amenità esecutiva. Sulla scorta del Romagnoli, Marco Ciampolini riporta un giudizio assai critico e di scarso valore, mentre Michele Maccherini ha ricotruito le vicende storico-critiche dell'insieme pittorico.

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