Inv. OA-9149
Ester si presenta al re Assuero
| Autore: | Ventura Salimbeni |
|---|---|
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | pittura a fresco |
| Data: | XVII (1608-1611) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Muzio Placidi, rettore dell'Opera (1608) |
Descrizione
Superato il "nicchio" gli affreschi del Salimbeni ripresero nel 1611 sul lato orientale con la storia di Ester e Assuero. Una vicenda collegata al concetto della potenza di Dio, la cui provvidenza, qui resa visibile da una gloria d'angeli, può procedere anche per mezzo di una semplice donna come Ester. Divenuta orfana, allevata dal cugino Mardocheo, Ester sposò il re persiano Serse, in greco Assuero, durante la cattività babilonese del popolo ebraico e riuscì a salvare la sua gente dalla ferocia del potente ministro del re, Amàn. Il Salimbeni ha estrapolato dalla vicenda tre momenti: in primo piano Atach eunuco di Ester, riceve da Mardocheo copia dell'editto stilato da Amàn che condanna a morte tutti gli ebrei, presentati in atteggiamenti di estrema mestizia; al centro della composizione, Ester viene accolta benignamente da Assuero, pur avendo sfidato la legge che sanzionava con la morte chi si fosse presentato davanti al re, senza essere stato convocato, sullo sfondo avviene la punizione di Amàn, impiccato su un alto palo. Ventura dimostra di aver studiato attentamente la lezione dei frescanti fiorentini, con cui aveva collaborato nel Chiostro dei Morti della Santissima Annunziata a Firenze, per quanto riguarda l'impaginazione della scena, ma se ne distacca per l'uso del colore più libero e vivace e per alcune parti di inconsueta freschezza condotte con una pittura a tratti compendiaria, a riprova della notevole capacità tecnica raggiunta. Come la punizione di Amàn, alcuni brani arrivano a una tale libertà di tocco da far pensare agli esiti della pittura di fine secolo.
Notizie storico-critiche
Dopo la fine dell'autonomia politica dello stato senese, sancita con la pace di Cateau Cambrésis (1559) e del conseguente successivo periodo di stagnazione economico e culturale, la decisione del rettore Muzio Placidi di proseguire l'ornamentazione del coro fu senza dubbio la più rilevante impresa pittorica posta in atto a Siena all'inizio del Seicento. Allogato alla fine del 1608 al pittore senese Ventura Salimbeni, dopo un violento scontro con Pietro Sorri risolto dal segretario granducale Lorenzo Usimbardi, il lavoro fu completato solo nel 1611. Il contratto è stato pubblicato per la prima volta da Ettore Romagnoli (E. Romagnoli, Biografia cronologica de' bellartisti senesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, mss L.II.1-13, Firenze, SPES, 1976, PP. 99-101). Lo svolgimento dell'opera può essere ricostruito sia attraverso la documentazione, sia attraverso l'indicazione della data che, accompagnata da firme e sigle, il pittore pose su ogni affresco. Progettata dallo stesso Salimbeni, la decorazione a stucco che accompagna gli specchi istoriati fu realizzata da Salvatore e Francesco Berni. Il frescante cominciò a dipingere dalla parete sinistra, spostandosi verso destra. Nonostante la prestigiosa collocazione e l'indubbia qualità dell'intervento pittorico, gli affreschi del Salimbeni non hanno avuto, in tempi recenti, l'attenzione che si sarebbero meritati. Al contrario, al tempo del pittore furono assai stimati come dimostra un passo delle "Considerazioni sulla pittura" dell'intendente d'arte senese Giulio Mancini (Considerazioni sulla pittura, a cura di A. Marucchi e L. Salerno, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1956-57, vol. I., p. 210. Il ciclo è ricordato da Fabio Chigi (Elenco delle pitture, sculture e architetture di Siena, edizione critica di Peleo Bacci in Bullettino Senese di Storia Patria, XLVI, 1939, p. 300), da Isidoro Ugurgieri Azzolini (Le Pompe Sanesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, ms. A.IV.21, Pistoia, stamperia di Pier'Antonio Fortunati, 1649, vol. II, p. 367) e dal Landi. Guglielmo della Valle (Lettere sanesi sopra le belle arti, Roma, Giovanni Zampel, 1786, ed. anastatica Forni, Bologna, 1976, p. 356) e Filippo Baldinucci (Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, ed, a cura di F. Ranalli, Firenze, 1845-47, di cui ed. anastatica a cura di P. Barocchi, Firenze, SPES, 1974-75, vol. III, p. 426)) non si soffermeranno particolarmente su questo complesso decorativo. Una tiepida rivalutazione moderna delle pitture è ad opera di Giuseppe Scavizzi, che ne evidenzia i rapporti con la coeva produzione figurativa fiorentina di Bernardino Poccetti e Domenico Passignano. Nel volume dedicato al Duomo di Siena, Enzo Carli mette in luce la vaporosa cromia del pittore, criticandone, a torto, le capacità compositive. Donatella Capresi Gambelli insiste sui rapporti con la pittura fiorentina, sia sul piano compositico che cromatico, mentre Bernardina Sani parla dell'amenità esecutiva. Sulla scorta del Romagnoli, Marco Ciampolini riporta un giudizio assai critico e di scarso valore, mentre Michele Maccherini ha ricotruito le vicende storico-critiche dell'insieme pittorico.
