La caduta della manna

Autore:Ventura Salimbeni
Oggetto:dipinto
Materia e tecnica:pittura a fresco
Data:XVII (1608-1611)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia
Committenza:Muzio Placidi, rettore dell'Opera (1608)

Descrizione


La scena si svolge su tre livelli, distribuiti in profondità. Sono presenti brani di straordinaria qualità pittorica e di grande sensibilità nel delineare i caratteri umani, come il vecchio in primo piano o la donna che sfama il bimbo. Si può ritenere che Ventura abbia ingaggiato una sorta di confronto con l'opera del Beccafumi. Infatti, il brano con la madresembra una libera ma puntuale rielaborazione dei personaggi femminili che popolano il fregio pavimentale in commesso marmoreo con "Mosè fa scaturire le acque" del grande manierista senese. Ma una citazione ancora più diretta da Mecarino risulat l'angelo in alto a sinistra, parte della corte celeste del Dio Padre che sovrasta il Popolo di Israele, la cui ala sborda dall'incorniciatura architettonica similmente all'angelo del "nicchio" beccafumiano. Secondo la testimonianza del Romagnoli, nel 1812 l'affresco fu ritoccato da un restauratore eugubino per ravvivare i colori e le figure. Ventura dimostra di aver studiato attentamente la lezione dei frescanti fiorentini, con cui aveva collaborato nel Chiostro dei Morti della Santissima Annunziata a Firenze, per quanto riguarda l'impaginazione della scena, ma se ne distacca per l'uso del colore più libero e vivace e per alcune parti di inconsueta freschezza condotte con una pittura a tratti compendiaria, a riprova della notevole capacità tecnica raggiunta.

Notizie storico-critiche


Dopo la fine dell'autonomia politica dello stato senese, sancita con la pace di Cateau Cambrésis (1559) e del conseguente successivo periodo di stagnazione economico e culturale, la decisione del rettore Muzio Placidi di proseguire l'ornamentazione del coro fu senza dubbio la più rilevante impresa pittorica posta in atto a Siena all'inizio del Seicento. Allogato alla fine del 1608 al pittore senese Ventura Salimbeni, dopo un violento scontro con Pietro Sorri risolto dal segretario granducale Lorenzo Usimbardi, il lavoro fu completato solo nel 1611. Il contratto è stato pubblicato per la prima volta da Ettore Romagnoli (E. Romagnoli, Biografia cronologica de' bellartisti senesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, mss L.II.1-13, Firenze, SPES, 1976, PP. 99-101). Lo svolgimento dell'opera può essere ricostruito sia attraverso la documentazione, sia attraverso l'indicazione della data che, accompagnata da firme e sigle, il pittore pose su ogni affresco. Progettata dallo stesso Salimbeni, la decorazione a stucco che accompagna gli specchi istoriati fu realizzata da Salvatore e Francesco Berni. Il frescante cominciò a dipingere dalla parete sinistra, spostandosi verso destra. Nonostante la prestigiosa collocazione e l'indubbia qualità dell'intervento pittorico, gli affreschi del Salimbeni non hanno avuto, in tempi recenti, l'attenzione che si sarebbero meritati. Al contrario, al tempo del pittore furono assai stimati come dimostra un passo delle "Considerazioni sulla pittura" dell'intendente d'arte senese Giulio Mancini (Considerazioni sulla pittura, a cura di A. Marucchi e L. Salerno, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1956-57, vol. I., p. 210. Il ciclo è ricordato da Fabio Chigi (Elenco delle pitture, sculture e architetture di Siena, edizione critica di Peleo Bacci in Bullettino Senese di Storia Patria, XLVI, 1939, p. 300), da Isidoro Ugurgieri Azzolini (Le Pompe Sanesi, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, ms. A.IV.21, Pistoia, stamperia di Pier'Antonio Fortunati, 1649, vol. II, p. 367) e dal Landi. Guglielmo della Valle (Lettere sanesi sopra le belle arti, Roma, Giovanni Zampel, 1786, ed. anastatica Forni, Bologna, 1976, p. 356) e Filippo Baldinucci (Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, ed, a cura di F. Ranalli, Firenze, 1845-47, di cui ed. anastatica a cura di P. Barocchi, Firenze, SPES, 1974-75, vol. III, p. 426)) non si soffermeranno particolarmente su questo complesso decorativo. Una tiepida rivalutazione moderna delle pitture è ad opera di Giuseppe Scavizzi, che ne evidenzia i rapporti con la coeva produzione figurativa fiorentina di Bernardino Poccetti e Domenico Passignano. Nel volume dedicato al Duomo di Siena, Enzo Carli mette in luce la vaporosa cromia del pittore, criticandone, a torto, le capacità compositive. Donatella Capresi Gambelli insiste sui rapporti con la pittura fiorentina, sia sul piano compositico che cromatico, mentre Bernardina Sani parla dell'amenità esecutiva. Sulla scorta del Romagnoli, Marco Ciampolini riporta un giudizio assai critico e di scarso valore, mentre Michele Maccherini ha ricotruito le vicende storico-critiche dell'insieme pittorico.

Iscrizione


INDESERTO SATIATIONIS
Posizione: In alto dentro il cartiglio

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