Libreria Picolmini - Pio II, papa (Enea Silvio Piccolomini), indice la spedizione contro i turchi ormai prossimo alla morte

Soggetto:Pio II, papa (Enea Silvio Piccolomini), indice la spedizione contro i turchi ormai prossimo alla morte
Autore:Bernardino di Betto detto Pinturicchio
Oggetto:dipinto
Materia e tecnica:pittura a fresco
Data:XVI (1503-1508)
Misure:380 × 738 cm (larghezza × altezza)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta, Libreria Piccolomini
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia
Committenza:Cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (1501 e il 1504)

Descrizione


L'ultima impresa di Pio II fu quella di bandire, vincendo la ritrosia dei principi europei, una crociata contro i turchi ottomani che avevano conquistato definitivamente Costantinopoli e stavano per prendere possesso di tutto l'Impero bizantino, sotto la guida di Maometto II. Per questo, ormai vecchio e ammalato il 18 giugno del 1464 si recò da Roma ad Ancona per condurre di persona l'esercito destinato a partire dal porto dorico per la crociata da lui promossa e qui fece appena in tempo a vedere l'arrivo della flotta veneziana prima di morire il 14 agosto 1464. Dopo la morte del papa l'esercito crociato si sciolse immediatamente. La scena ovviamente ha un tono celebrativo che esula dall'insuccesso dell'impresa, col pontefice al centro assiso sul trono mentre sembra impartire degli ordini. La tradizione riconosce vari personaggi ritratti nell'affresco: a sinistra, il doge veneziano Cristoforo Moro e Tommaso Paleologo, despota spodestato di Morea, in piedi con un copricapo azzurro e la lunga barba rossa; a destra, i dignitari orientali Hassan Zaccaria, principe di Samo spodestato, in ginocchio e in piedi Cem, il figlio del sultano tenuto come ostaggio a Roma.
Alcuni sostengono che Pinturicchio copiò le vesti orientali dai disegni che Gentile Bellini fece a Costantinopoli durante un suo viaggio; in realtà la stessa corte pontificia dell'epoca avrebbe potuto offrire a Pinturicchio lo spunto con la presenza di numerosi ospiti esotici. Sullo sfondo si indovina la veduta di Ancona, abbastanza fedele alla realtà. Si riconoscono il porto, con le galee veneziane in arrivo dal mare, le mura trecentesche della città, l'arco di Traiano e il colle Guasco con la cattedrale di San Ciriaco, che il pittore perugino rappresenta in forma fantastica, in stile rinascimentale, privandola della caratteristica cupola bizantina e dei suoi caratteri più gotici, non mancando di inserire un altissimo campanile. Il cupo cipresso e i due uccellini neri che solcano il cielo vogliono forse alludere alla conclusione della vita terrena del papa.

Notizie storico-critiche


Vescovo di Siena e futuro papa Pio III, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini nel 1492 commissionò la costruzione di un'aula destinata ad accogliere le preziosissime raccolte librarie dello zio, l'oramai defunto pontefice umanista Enea Silvio Piccolomini, da ricavarsi negli ambienti della canonica adiacenti al fianco sinistro del Duomo. La decorazione pittorica della Libreria venne affidata al Pinturicchio, pittore umbro che all'epoca era all'apice della fama, dopo i suoi successi nella Curia romana. Stipulato il 29 giugno 1502, il contratto fu pubblicato da Gaetano Milanesi come allegato al suo commento alla Vita di Bernardino Pinturicchio di Vasari. Entro il 1503 doveva essere stata completata la prima fase, con la volta e la griglia architettonica alle pareti. Esemplate sulla biografia di Giovanni Antonio Campano e sui Commentarii del pontefice, le storie di Pio II vennero riprese solo intorno al 1505, probabilmente con un nuovo contratto sottoscritto dagli eredi, del quale però non esiste traccia. Alla morte del committente, spettò agli eredi, i fratelli a Andrea e Giacomo, l'incarico di portare a compimento le pitture, così come stabilito nel testamento. Nel 1508 l'impresa dovette essere terminata, se in quella data Pinturicchio iniziò ad accettare altre commissioni dall'Umbria, pur restando nella città toscana. Tra i numerosi garzoni impiegati nell'impresa dovettero esserci anche il bolognese Amico Aspertini e il giovane Raffaello, che testimoniano la rilevanza dell'impresa, vero e proprio crocevia artistico dell'Italia centrale di quegli anni.

Iscrizione


PIUS CUM ANCON. EXPEDITIONE IN TURCOS ACCELERARET EX FEBRE INTERIIT CUIUS ANIMAM HEREMITA CAMALDULEN. IN COELUM EFFERRI VIDIT CORPUS VERO PATRUM DECRETO IN URBEM REPORTATUM EST

Fotografia dell'opera

Torna in alto