Inv. OA-9182
Libreria Piccolomini - Enea Silvio Piccolomini si riconcila con Eugenio IV
| Soggetto: | Enea Silvio Piccolomini si riconcila con Eugenio IV |
|---|---|
| Autore: | Bernardino di Betto detto Pinturicchio |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | intonaco/ pittura a fresco con rifiniture a secco, applicazioni in pastiglia dorata e inserti in foglia d'oro |
| Data: | XVI (1503-1508) |
| Misure: | 380 × 738 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Libreria Piccolomini |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (1501 e il 1504) |
Descrizione
In veste di rappresentante di Federico III, Enea Silvio fece atto di sottomissione al pontefice Eugenio IV, giurandogli obbedienza. La scena, sebbene nella realtà sia avvenuta nella camera da letto del papa ammalato, è ambientata in un'aulica sala del trono, con l'azione principale sapientemente organizzata al centro del collegio cardinalizio. Enea Silvio, vestito di giallo, bacia i piedi del pontefice e riceve la benedizione. Oltre il loggiato si apre una veduta di una città, dove è ambientata la scena dell'investitura di Enea Silvio come vescovo di Trieste, nel 1447.
Notizie storico-critiche
Vescovo di Siena e futuro papa Pio III, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini nel 1492 commissionò la costruzione di un'aula destinata ad accogliere le preziosissime raccolte librarie dello zio, l'oramai defunto pontefice umanista Enea Silvio Piccolomini, da ricavarsi negli ambienti della canonica adiacenti al fianco sinistro del Duomo. La decorazione pittorica della Libreria venne affidata al Pinturicchio, pittore umbro che all'epoca era all'apice della fama, dopo i suoi successi nella Curia romana. Stipulato il 29 giugno 1502, il contratto fu pubblicato da Gaetano Milanesi come allegato al suo commento alla Vita di Bernardino Pinturicchio di Vasari. Entro il 1503 doveva essere stata completata la prima fase, con la volta e la griglia architettonica alle pareti. Esemplate sulla biografia di Giovanni Antonio Campano e sui Commentarii del pontefice, le storie di Pio II vennero riprese solo intorno al 1505, probabilmente con un nuovo contratto sottoscritto dagli eredi, del quale però non esiste traccia. Alla morte del committente, spettò agli eredi, i fratelli a Andrea e Giacomo, l'incarico di portare a compimento le pitture, così come stabilito nel testamento. Nel 1508 l'impresa dovette essere terminata, se in quella data Pinturicchio iniziò ad accettare altre commissioni dall'Umbria, pur restando nella città toscana. Tra i numerosi garzoni impiegati nell'impresa dovettero esserci anche il bolognese Amico Aspertini e il giovane Raffaello, che testimoniano la rilevanza dell'impresa, vero e proprio crocevia artistico dell'Italia centrale di quegli anni.
Iscrizione
AENEAS A FEDERICO III. IMP. LEGATUS AD EUGENIUM IIII. MISSUS NON SOLUM EI RECONCILIATUS EST SED HIPPODIACONUS ET SECRETARIUS MOX TERGESTINUS DEINDE SENEN. ANTISTES CREATUS

