Altare dei Santi Quattro Coronati

Soggetto:Martirio dei Santi Quattro Coronati
Autore:Francesco Trevisani
Oggetto:dipinto
Materia e tecnica:olio su tela
Data:XVII (1685-1688)
Misure:263 × 401 cm (larghezza × altezza)
Collocazione:Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare dei Santi Quattro Coronati
Committenza:Flavio Chigi (1685)

Descrizione


La composizione risente di modelli veneziani. Il racconto è stipato di figure in una calcolata sintassi di movenze ritmate entro un ambiente scenograficamente composto da un'esedra con nicchie e dal trono dell'imperatore Diocleziano. Questo tipo di rappresentazione riflette i precedenti del suo primo maestro Antonio Zanchi, con qualche citazione dal "San Giuliano condotto al martirio" (1674) insieme alle pose e fondali architettonici negli affolati teleri della Scuola Grande di San Rocco. Gli spunti iconografici risentono del ciclo di Giovanni da San Giovanni nella Chiesa dei Santi Quattro Cornoati a Roma (1623), ma l'invenzione risulta così studiata anche nei dettagli del costume e dei truci episodi del martirio collettivo da legarsi al tenebrismo tardoseicentesco veneziano. Il senso cromatico riporta ai contrasti caravaggeschi della Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Al centro della scena, i quattro martiri subiscono il supplizio per mano di violenti aguzzini, sotto gli occhi compiaciuti dell'imperatore Diocleziano, assiso comodamente in trono. Dall'alto della Gloria celeste, giungono in volo due angeli con le corone e le palme del martirio.

Notizie storico-critiche


Già nel 1368 la Corporazione dei maestri di pietra volle erigere un altare dedicato ai Santa Quattro Coronati nel duomo, con pitture di Bartolo di Fredi e apparati effimeri in stucco, in attesa di quelli in marmo portati a termine solo nel '400. A metà '500 la cappella venne coperta di affreschi da Bartolomeo Neroni detto il Riccio, i cui residui si conservano nel Museo dell'Opera del Duomo. I lacerti pittorici furono rimossi quando il cardinale Flavio Chigi decise di rifare la cappella della corporazione, riducendola ad altare con la pala del Trevisani, realizzata tra il 1685 e il 1688. L'opera è ricordata e celebrata da Lione Pascoli (Vite de' Pittori, Scultori et Architetti viventi dai manoscritti 1383 e 1743 della biblioteca comunale Augusta di Perugia, introduzione di Valentino Martinelli, nota sulla storia dei manoscritti di Francesco Federico Mancini, Edizioni Canova, Perugia, 1981, p. 28). Si tratta della prima opera firmata e il fatto che abbia scelto la sigla "F.T." seguita dalla precisazione delle sue origini istriane, rivela come l'artista volesse presentarsi nel contesto senese, fiero della sua provenienza veneziana.

Torna in alto