Inv. OA-6076
Altare dei Magi
| Soggetto: | Adorazione dei Magi |
|---|---|
| Autore: | Pietro Sorri |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | olio su tela |
| Data: | XVI (1587-1588) |
| Misure: | 264 × 388 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare dei Magi |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Giovan Battista Piccolomini, rettore dell'Opera del Duomo (1587) |
Descrizione
L'impostazione della composizione, di stampo veneto, dipende dalla tela di Paolo Veronese custodita in Santa Corona a Vicenza. Da quest'opera, il Sorri sembra evocare non solo il cielo plumbeo rischiarato dalle nubi e il colonnato di stampo classico dove si appoggia la tettoia, ma soprattutto il plasticismo delle figure in primo piano vestite con sete e broccati luminosi, che si inginocchiano davanti alla Vergine, fanciulla dall'incarnato roseo e splendente. Alcune figure, come l'anziano re dal mantello dorato, l'uomo barbuto, i cavalli focosi sembrano arrivare improvvisamente al cospetto della Sacra Famiglia, così come nel dipinto veneziano. Di grande effetto è il fascio luminoso che partendo dal cerchio festoso dei putti danzanti si irradia verso il Bambino. Il Landi celebra la "tintura gagliarda", ossia il trattamento cromatico della scena, derivato dalle opere del Tintoretto.
Notizie storico-critiche
La tela fu commissionata a Pietro Sorri il 12 dicembre 1587 per il terzo altare della navata sinistra della Cattedrale di Siena, dedicato ai Re Magi. Per l’esecuzione dell’opera il pittore ricevette un compenso complessivo di 750 lire, con saldo finale corrisposto nel 1588, anno entro il quale il dipinto risultava ultimato.
Il contratto di allogagione, pubblicato da Gaetano Milanesi, testimonia le aspettative della committenza, che richiedeva un’opera di qualità superiore al Miracolo dell’indemoniata, eseguito dal Sorri l’anno precedente per la Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda. Quest’ultimo dipinto, realizzato durante il soggiorno veneziano dell’artista, aveva suscitato particolare ammirazione nel rettore dell’Opera Giovan Battista Piccolomini.
Nell’Adorazione dei Magi emerge con evidenza l’esperienza veneta del Sorri, soprattutto nel confronto con la pittura di Paolo Veronese e di Jacopo Tintoretto. L’impostazione scenografica, le architetture monumentali, il cielo percorso da nubi e la disposizione delle figure richiamano in particolare l’Adorazione dei Magi di Veronese conservata nella chiesa di Santa Corona a Vicenza. Alla cultura veronesiana rimandano anche la sontuosità degli abiti, il plasticismo delle figure e la ricchezza cromatica, mentre i forti contrasti luminosi e il dinamismo della composizione rivelano suggestioni tintorettesche.
Particolarmente significativo è il fascio di luce che, provenendo dalla stella nella parte superiore del dipinto, raggiunge il Bambino, conferendo alla scena un preciso significato simbolico e accentuandone la tensione narrativa.
L’opera fu ricordata da Alfonso Landi nel suo Racconto del Duomo di Siena, che ne elogiò la «tintura gagliarda», riconoscendo nella vivacità del colore uno degli aspetti più significativi della pittura del Sorri.
Un bozzetto preparatorio per la composizione è stato identificato in un disegno monocromo conservato presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze (vol. A, n. 163).
