Inv. OA-6028
Altare di Santa Caterina da Siena
| Soggetto: | Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena con Santi e Re David |
|---|---|
| Autore: | Pietro Dandini |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | olio su tela |
| Data: | XVII (1679) |
| Misure: | 263 × 404 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Cattedrale di S. Maria Assunta, navata destra, quarto altare |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia |
| Committenza: | Cardinale Piccolomini |
Descrizione
Lo Sposalizio è raffigurato al centro: la Santa in ginocchio (con vesti domenicane) è sostenuta dalla Vergine, presentata come una giovinetta, e riceve l’anello da Cristo, con lo scettro. Sospese su una nuvola dorata e circondate da una gloria di angeli, le tre figure presentano espressioni serene e rassicuranti che si riflettono anche nella gestualità e nelle pose dei corpi accompagnate dal movimento morbido delle vesti. Accanto alla santa Caterina, sospesa sulle nubi, appare anche Maria Maddalena con il suo vaso di unguenti e appena sotto San Giovanni Evangelista con il libro e il calice, il re David, con la corona e la cetra, San Domenico con l'abito nero e la stella rossa sul capo e San Paolo, abbiggliato all'antica con una spada. A gloria di tutte queste figure, uno stuolo di angioletti che recano fiori, ghirlande e oggetti legati all'iconografia dei santi presentati.
Notizie storico-critiche
La grande tela, commissionata dal cardinale Piccolomini nel 1678, venne a sostituire l'ancona (tempera su tavola) di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio raffigurante la Madonna in trono con Bambino e san Giovannino tra i santi Antonio Abate e Agata. Il Dandini fu avviato alla pittura nella bottega dello zio Vincenzo. Importante per l'artista risulta un primo soggiorno a Venezia, dove potè educarsi all'arte dei grandi artisti del Cinquecento (Tiziano, Tintoretto e Veronese), e alla pittura fiamminga. La tela con lo Sposalizio di santa Caterina da Siena presenta influenze cortonesce e sembra precorre uno stile settecentesco nell'uso del colore. Prima di realizzzare quest'opera, il Dandini si era recato a Roma dove apprese quel gusto eroico e nobile proprio all'Urbe. Nella tela per il duomo sono espressi svariati riferimenti culturali: la lezione cortonesca fiorentina, l'esperienza romana di Ciro Ferri, la cultura classicista dello zio Vincenzo Dandini e le esperienze veneziane alla Veronese. L'opera si connota per la cura analitica dei personaggi, il rigore descrittivo degli impianti scenografici, l'armonia degli smaglianti colori e la definizione del disegno. Il dipinto è considerato tra i migliori esempi di pittura cortonesca fiorentina e viene descritto in ogni particolare nella biografia settecentesca di Francesco Saverio Baldinucci dedicata al Dandini, il quale ricorda come la pala sia "stata lodata dall'universale".
