San Girolamo ed angeli

Autore:Marco Gamberucci, Francesco Perone, Rocco Tamburroni, Jhoanna Paul Schor
Oggetto:Reliquiario
Materia e tecnica:cristallo, smalto, ferro, bronzo a fusione/ cesellato/ dorato, argento a fusione/ cesellato/ dorato, rame a fusione/ dorato
Data:XVII (1663)
Misure:23,524 × 40,5 cm (larghezza × altezza)
base: 13.6 x 13.6 cm
Collocazione:Museo dell'Opera, Sala del Tesoro
Provenienza:cattedrale di S. Maria Assunta, sacrestia Cappella del Voto
Committenza:famiglia Chigi (1663)

Descrizione


Il reliquiario presenta il busto di san Girolamo, raffigurato come un uomo anziano, con fronte stempiata, lunga barba e volto dall’espressione intensa. Il santo indossa un ampio mantello dalle pieghe profonde e movimentate, che avvolge il busto lasciando parzialmente scoperto il torace. Il capo è sormontato da un sottile nimbo circolare.
La figura emerge da una struttura ornamentale caratterizzata da volute e motivi vegetali. Ai lati si sviluppano due rami di quercia dorati, con foglie e ghiande, che si innalzano simmetricamente e si intrecciano nella parte inferiore.
Al di sotto del busto sono collocati due angioletti a tutto tondo, raffigurati in atteggiamenti dinamici, che sorreggono rispettivamente il crocifisso e il galero cardinalizio, attributi iconografici del santo.
La composizione poggia su un piedistallo architettonico modanato, al centro del quale si apre una teca destinata a contenere la reliquia, sormontata dallo stemma pontificio di Alessandro VII Chigi, con gli emblemi araldici dei Chigi e dei della Rovere. Sulla fascia inferiore della base è incisa l’iscrizione identificativa del santo.
L’alternanza delle superfici argentate e dorate valorizza il contrasto tra la figura del santo, gli angeli e la ricca decorazione vegetale.

Notizie storico-critiche


Il reliquiario di san Girolamo appartiene alla serie di sei busti reliquiario commissionati da papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) per la Cattedrale di Siena, sua città natale. Le opere furono realizzate a Roma nel 1663 dagli orafi Marco Gamberucci, Francesco Perone e Rocco Tamburroni, su disegno di Johann Paul Schor, e inviate a Siena il 4 agosto dello stesso anno. La documentazione relativa ai pagamenti, effettuati il 9 luglio 1663, permette di precisare la cronologia e la paternità esecutiva del complesso.
I sei reliquiari furono oggetto di approfondimenti critici a partire dagli studi pubblicati nel 1979 da R. Caterina Proto Pisani ed Enzo Carli. Quest’ultimo, osservando la morbidezza della modellazione, l’intensità espressiva dei volti e la qualità plastica dei busti, ne sottolineava le affinità con il linguaggio scultoreo di Gian Lorenzo Bernini. Nel 1989 lo stesso studioso tornava sull’argomento, proponendo di riconoscere nei sei arredi un’invenzione berniniana.
In occasione della mostra Preziosità dei Papi Senesi del 1996, Marco Collareta, pur riconoscendo i legami con la cultura artistica romana di Bernini, evidenziava anche riferimenti all’opera di Alessandro Algardi, soprattutto nella concezione formale dei busti e nella resa delle figure.
Una più precisa ricostruzione della vicenda esecutiva fu proposta da Antonella Capitanio in occasione della mostra Alessandro VII Chigi (1599-1667). Il Papa Senese di Roma Moderna, tenutasi a Siena tra il 2000 e il 2001. Attraverso l’esame della documentazione archivistica, la studiosa identificò gli orafi responsabili dell’esecuzione e riconobbe in Johann Paul Schor l’autore dei disegni preparatori, chiarendo il rapporto tra ideazione ed esecuzione materiale.
Il reliquiario di san Girolamo presenta i caratteri distintivi della produzione orafa romana della metà del Seicento, nella quale la componente scultorea assume un ruolo predominante. Il busto del santo, caratterizzato dalla marcata espressività del volto, dalla resa vigorosa della barba e dall’ampio movimento del panneggio, si integra con la struttura ornamentale sottostante, arricchita da angeli, volute ed elementi vegetali dorati.
I due angioletti recano il crocifisso e il galero cardinalizio, attributi che richiamano rispettivamente la dimensione penitenziale e contemplativa della figura di san Girolamo e la sua tradizionale rappresentazione come cardinale, benché tale dignità ecclesiastica non corrisponda propriamente al contesto storico in cui visse il santo. I rami di quercia che incorniciano il busto costituiscono inoltre un riferimento araldico alla famiglia della Rovere, il cui emblema compare nello stemma pontificio di Alessandro VII Chigi.
L’opera testimonia il particolare interesse del pontefice per l’arricchimento del patrimonio artistico e liturgico della Cattedrale senese e rappresenta un significativo esempio dell’incontro tra scultura e oreficeria nella Roma barocca.

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