genietti reggiscudo

Oggetto:scultura
Materia e tecnica:marmo scolpito/ dorato/ dipinto
Data:secc. XV/ XVI (1490-1510)
Misure:135 cm (altezza)
Collocazione:Museo dell'Opera, Atrio

Descrizione


Il gruppo scultoreo marmoreo raffigura due genietti alati, completamente nudi, disposti simmetricamente ai lati di uno scudo centrale. Le figure, dalle forme infantili tornite, con ventre lievemente prominente e membra arrotondate, poggiano su una base semicircolare ornata lungo il margine inferiore da una fascia a motivi ondulati. Entrambi i genietti presentano una vivace articolazione delle pose: quello a sinistra ruota il busto e il capo verso l'esterno, mentre quello a destra, con il volto rivolto frontalmente e leggermente sollevato, mostra un'espressione assorta. Le ali, dalle penne accuratamente delineate, si sviluppano alle loro spalle.
Con le mani interne le due figure sostengono uno scudo sagomato, a forma di testa di cavallo, sulla cui superficie sono scolpite due fiaccole incrociate a croce di Sant'Andrea e legate da un nastro. Le braccia esterne sono invece sollevate verso l'alto, con le mani atteggiate a sostenere un elemento oggi perduto. La composizione, impostata su un equilibrio tra simmetria e movimento, è caratterizzata dal modellato morbido dei corpi e dalla resa analitica delle capigliature ricciute e del piumaggio delle ali. Il gruppo è costituito da due porzioni marmoree accostate lungo una linea di giunzione verticale che attraversa lo scudo e la base.

Notizie storico-critiche


I due genietti furono resi noti da Schubring (1907) senza un’attribuzione, e poi pubblicati da De Nicola (1918) con un riferimento ad Antonio Federighi, condiviso dalla Becherucci (1932). Successivamente Del Bravo (1970) ha ribadito tale attribuzione suggerendo confronti con il Bacco della Collezione D’Elci (ora Monte dei Paschi di Siena) e con i puttini delineati sulla base di una delle acquasantiere del Duomo, giungendo dunque a datare l’opera nella seconda metà degli anni Sessanta del XV secolo. Enzo Carli accenna en passant a quest’attribuzione senza esprimere un’opinione personale (1980, 1989), mentre recentemente anche la Richter (1994 e 2002) ha ribadito la paternità del Federighi e una datazione entro il settimo decennio del secolo. Pur manifestando apertamente di dipendere anche da prototipi federighiani, questi genietti mi paiono tuttavia opera leggermente posteriore e più stanca o debole rispetto alle creazioni del Federighi; di conseguenza sembra verosimile una datazione tra lo scadere del XV e gli inizi del XVI secolo, lasciando nell’anonimato l’autore. Non è chiara la destinazione originaria dell’opera; sembra costituire il coronamento di un sepolcro parietale o di una cappella, o forse anche una fontana.

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