Inv. OA-4683
Grifo
| Autore: | Giovanni Pisano |
|---|---|
| Oggetto: | statua |
| Materia e tecnica: | marmo scolpito |
| Data: | sec. XIII (1285-1297) |
| Misure: | 105 cm (altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Galleria delle Statue |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, dal secondo pilastro sud della facciata del duomo. (fino al sec. XIX metà) |
Descrizione
La statua, ormai quasi illeggibile, presenta un corpo di leone mentre il muso, ora caduto, doveva essere quello rostrato di un grifo, cioè di un volatile dal becco uncinato. Si notano inoltre, sul dorso, le attaccature delle ali, di cui restano delineate le penne aderenti al corpo.
Notizie storico-critiche
La scultura apparteneva alla serie di sei mezze statue animali collocate originariamente sulla facciata della Cattedrale di Siena, al di sotto delle statue di profeti e altre figure monumentali. La serie comprendeva due cavalli, due leoni, un grifo e un bue ed era parte integrante del complesso programma figurativo della facciata. Cinque degli originali sono oggi conservati nel Museo dell’Opera del Duomo e sostituiti in facciata da copie, mentre uno dei cavalli, posto sotto il torrione settentrionale, è rimasto in situ.
Keller (1937) ha analizzato la disposizione originaria e il significato simbolico della serie. Enzo Carli (1979) riteneva tali sculture certamente concepite da Giovanni Pisano e, almeno in parte, anche direttamente eseguite da lui, sottolineandone i volumi fortemente aggettanti, il dinamismo e la tensione espressiva, posta in rapporto con quella delle figure umane della facciata. Anche gli studi successivi hanno mantenuto uno stretto collegamento con l’attività di Giovanni Pisano: Max Seidel ha evidenziato, in particolare per i leoni, riferimenti alla scultura antica, mentre Middeldorf Kosegarten (1984) sembra implicitamente ricondurre il gruppo all’ambito giovanneo. Joachim Poeschke (2000) attribuisce esplicitamente a Giovanni Pisano questo grifo.
A causa del grave deterioramento della scultura, nel XIX secolo la figura fu erroneamente interpretata come un leone alato. Tale identificazione determinò anche l’aspetto della copia destinata alla facciata, realizzata nella forma di un leone alato anziché di un grifo.
