Inv. OA-5123
Testa di fanciullo entro clipeo fitomorfo
| Autore: | Nicola Pisano |
|---|---|
| Oggetto: | Rilievo |
| Materia e tecnica: | marmo scolpito |
| Data: | sec. XIII (1259-1265) |
| Misure: | 73 cm (diametro) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Atrio |
| Provenienza: | cattedrale di S. Maria Assunta, recinto presbiteriale |
Descrizione
Il rilievo marmoreo, di forma pressoché circolare, presenta al centro una testa di fanciullo, leggermente ruotata, incorniciata da una rigogliosa decorazione vegetale disposta radialmente. Il volto, dai lineamenti morbidi e arrotondati, è caratterizzato da una capigliatura a corte ciocche ricciolute, finemente lavorate, che lasciano scoperta la fronte e incorniciano le tempie. Gli occhi, il naso e parte della superficie facciale risultano compromessi da estese abrasioni, mentre si conservano maggiormente leggibili la bocca, leggermente dischiusa, il mento e parte delle guance.
Intorno alla testa si sviluppa una corona di foglie, profondamente intagliate, con nervature marcate, margini frastagliati e terminazioni arricciate, alternate a elementi floreali. La decorazione, organizzata secondo un andamento circolare e caratterizzata da accentuati contrasti chiaroscurali, conferisce al rilievo una notevole vivacità plastica. La superficie marmorea presenta diffuse tracce di usura, scheggiature e lacune, particolarmente evidenti nella parte centrale del volto e lungo il margine esterno, che risulta irregolare e parzialmente scontornato.
Notizie storico-critiche
Il rilievo marmoreo con testa di fanciullo entro clipeo fitomorfo proviene verosimilmente dall'antico recinto presbiteriale della Cattedrale di Siena, realizzato nel corso del XIII secolo nell'ambito degli interventi di rinnovamento dell'arredo liturgico del duomo. La formella apparteneva a una serie di rilievi caratterizzati da analoghe soluzioni decorative e formali, nei quali teste umane e motivi ornamentali vegetali si inserivano entro composizioni di forma circolare.
Il recinto presbiteriale, rimosso nel corso del XVI secolo; insieme ad altri pannelli della stessa serie, questo fu riutilizzato per integrare il pavimento della cattedrale e soltanto nel 1870, alla sua rimozione, fu ritrovato e trasferito nei depositi dell’Opera. Nel 1930 Peleo Bacci ne promosse il trasferimento al Museo dell'Opera, riconoscendone il valore storico e artistico e la pertinenza all'antico apparato decorativo del duomo.
La cronologia e l'attribuzione dei rilievi del recinto presbiteriale sono state oggetto di differenti interpretazioni da parte della critica. Un documento del 1259, conservato nell'Archivio dell'Opera e ricordato da Ettore Romagnoli nella biografia di maestro Manuello di Renieri intagliatore, registra il pagamento di quaranta lire di denari senesi per l'intaglio delle seggiole del coro. La notizia costituisce un importante riferimento per le attività di sistemazione dell'area presbiteriale, pur non consentendo di stabilire un rapporto diretto e documentariamente certo con l'esecuzione della formella.
Enzo Carli, nello studio dedicato a Lapo, Donato e Goro pubblicato nel 1949, ha proposto di ricondurre il gruppo dei rilievi marmorei all'ambiente degli scultori attivi nel cantiere senese sotto l'influenza di Nicola Pisano, individuando in particolare nella figura di Lapo un possibile autore. L'attribuzione si inserisce nel più ampio problema della partecipazione dei collaboratori del maestro pisano alla decorazione della cattedrale e alla realizzazione dei suoi arredi liturgici. Un documento del 1272, relativo alla concessione della cittadinanza senese ai maestri Lapo, Donato e Goro, testimonia il riconoscimento delle loro capacità nell'esecuzione di lavori d'intaglio e costituisce un riferimento importante per la ricostruzione delle maestranze operanti nel cantiere del duomo.
Già Venturi aveva suggerito di riferire il gruppo dei rilievi a uno stesso maestro, riconoscendo caratteri stilistici comuni anche con alcune sculture provenienti dalla pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino, presso Sovicille, oggi conservate nel Museo dell'Opera. Lusini, invece, aveva ipotizzato una possibile provenienza da un fonte battesimale. Tale interpretazione appare meno convincente alla luce delle successive ricostruzioni storico-artistiche, che hanno prevalentemente ricondotto le formelle alla decorazione dell'antico recinto presbiteriale.
L'attribuzione a Lapo fu accolta anche da Pope-Hennessy, mentre Antje Middeldorf Kosegarten ha proposto una lettura più ampia, riferendo il gruppo alla bottega di Nicola Pisano e collocandone l'esecuzione intorno al 1260-1265, in relazione alla produzione scultorea sviluppatasi nel cantiere della cattedrale nella seconda metà del Duecento.
Dal punto di vista stilistico, il rilievo rivela una particolare attenzione alla resa plastica della testa infantile, caratterizzata da forme piene e arrotondate e da una capigliatura minutamente articolata. La vivace corona fitomorfa, costituita da foglie d'acanto profondamente incise e arricciate, presenta un accentuato gioco di luci e ombre, ottenuto attraverso la lavorazione a differenti livelli di profondità. Tali caratteri si inseriscono nel linguaggio della scultura gotica toscana della metà del XIII secolo, con particolare riferimento alle esperienze elaborate nell'ambiente di Nicola Pisano, dove la ricerca naturalistica si accompagna a una complessa organizzazione plastica degli elementi ornamentali.
La formella costituisce pertanto una significativa testimonianza dell'apparato scultoreo dell'antico recinto presbiteriale del Duomo di Siena, del quale documenta la ricchezza decorativa e la qualità esecutiva. In assenza di elementi documentari risolutivi per un'attribuzione individuale, appare prudente mantenere il riferimento alla bottega di Nicola Pisano, conservando nella ricostruzione storico-critica le proposte attributive avanzate dagli studiosi.
