Inv. OA-5114
Personificazione della chiesa e Tetramorfo
| Autore: | Nicola Pisano |
|---|---|
| Oggetto: | Rilievo |
| Materia e tecnica: | marmo scolpito |
| Data: | sec. XIII (1259-1260) |
| Misure: | 81 cm (larghezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Atrio |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, paliotto altare maggiore (?) (fino al 1870) |
Descrizione
Il frammento marmoreo presenta al centro, entro un clipeo circolare, il busto di una giovane figura femminile velata, identificata con la personificazione della Chiesa. Il volto, dai lineamenti regolari e dall'espressione composta, è incorniciato da una capigliatura ondulata e da un velo che ricade ai lati del capo. Intorno al clipeo si dispongono i simboli dei quattro Evangelisti: in alto l'aquila di san Giovanni, ai lati il leone alato di san Marco e il toro alato di san Luca, in basso l'angelo di san Matteo, raffigurato frontalmente a mezzo busto. La composizione è racchiusa entro un profilo mistilineo cuspidato, ornato da piccoli elementi vegetali e da una sottile bordura perlata. Tutt'intorno si sviluppa una ricca decorazione fitomorfa costituita da ampie foglie d'acanto, racemi, tralci e grappoli, lavorati con un intaglio profondo e minuzioso. Del rilievo si conservano soltanto parte del margine inferiore e quello destro, delimitati da una cornice liscia, mentre risultano perdute ampie porzioni della lastra, soprattutto nella parte superiore e lungo il lato sinistro.
Notizie storico-critiche
Questo frammento fu portato alla luce sotto il pavimento del duomo nel 1870, in occasione dei lavori di rifacimento di quella zona del litostroto; la lastra era stata verosimilmente riutilizzata per integrare le tarsie in seguito alla costruzione del nuovo altare maggiore, nel XVI secolo. Il frammento confluì subito nei depositi dell’Opera della Metropolitana, per poi essere esposto nel Museo fin dal principio della sua istituzione. Gnudi ipotizza, seguito da Carli, che questa formella provenisse in origine dal paliotto del’altar maggiore del Duomo. La Middeldorf Kosegarten (1984), invece, sostiene che possa aver fatto parte del recinto presbiteriale della cattedrale. Il rilievo, chiaramente influenzato dai modi di Nicola Pisano per l’impianto classicheggiante e il raffinato naturalismo della figurazione, fu assegnato allo scultore Lapo, allievo di Nicola, da Cesare Gnudi. Questi proponeva per l’opera una datazione intorno al 1259-1260, facendo notare il raffinatissimo intaglio di gusto decorativo ancora prossimo alla maniera di Guido da Como (formelle del fonte di Pisa, 1246), coniugato all’intenso classicismo nicoliano ad esempio riscontrabile nel volto femminile, di morfologia tuttavia precedente alle figure del pulpito senese (1265-68). La Nicco Fasola attribuiva il frammento alla scuola di Nicola notando che “il modo di segnare i lineamenti del volto è dell’autore delle Arti Liberali”, e dunque convergendo con l’ipotesi attribuzionistica di Gnudi. Carli (1949), prendendo le mosse dal volume di Gnudi, confermava per questo frammento l’attribuzione a Lapo e ribadiva ancora in seguito (1979, 1993) questa opinione. La Middeldorf Kosegarten ha riferito invece dubitativamente l’opera a Nicola Pisano (1984), proponendo una datazione intorno al 1260-65 su base stilistica. Se il frammento sia davvero appartenuto all’altare maggiore resta di difficile appurazione; in ogni caso presenta tutte le caratteristiche delle opere nicoliane prodotte prima del pulpito, nell’ambito dei lavori di rifacimento della zona presbiteriale. Dalla documentazione d’archivio sappiamo che nel 1259 venivano saldate le parcelle agli intagliatori degli stalli lignei del coro; dunque tutta la zona del recinto presbiteriale e dell’altar maggiore dovette essere compiuta in quegli anni.
