Inv. OA-3046
Reliquiario di Sant’Agostino
| Autore: | Jhoanna Paul Schor, Rocco Tamburroni, Francesco Perone, Marco Gamberucci |
|---|---|
| Oggetto: | Reliquiario |
| Materia e tecnica: | bronzo a fusione/ cesellato/ dorato, smalto, argento a fusione/ cesellato/ dorato, rame a fusione/ dorato, cristallo, ferro |
| Data: | sec. XVII (1663) |
| Misure: | 23,5 × 40,5 cm (larghezza × altezza) base: 13.6 x 13.6 cm |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala del Tesoro |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, sacrestia Cappella del Voto |
| Committenza: | famiglia Chigi (1663) |
Descrizione
Il reliquiario presenta il busto di sant’Agostino, raffigurato come un uomo maturo, con barba fluente, veste e mantello dalle ampie pieghe. Il capo, leggermente rivolto verso sinistra, è sormontato da un sottile nimbo circolare. La figura, modellata con particolare attenzione alla resa dei tratti fisionomici e al movimento del panneggio, emerge da una struttura ornamentale caratterizzata da volute e motivi vegetali.
Ai lati del busto si sviluppano due rami di quercia dorati, con foglie e ghiande, che si innalzano simmetricamente e si intrecciano nella parte inferiore. Sotto la figura del santo sono disposti due angioletti a tutto tondo, raffigurati in atteggiamenti dinamici, che recano rispettivamente il cuore e la mitria, attributi iconografici di sant’Agostino.
La composizione poggia su un piedistallo architettonico modanato, al centro del quale è inserita una teca destinata a contenere la reliquia, delimitata da elementi decorativi e sormontata dallo stemma pontificio di Alessandro VII Chigi. Sulla fascia inferiore della base è incisa l’iscrizione identificativa del santo.
L’opera presenta un’alternanza di superfici argentate e dorate che valorizza il contrasto tra il busto, gli elementi figurativi e la decorazione vegetale.
Notizie storico-critiche
Il reliquiario di sant’Agostino appartiene a una serie di sei busti reliquiario commissionati da papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) per la Cattedrale di Siena, sua città natale. Le opere furono eseguite a Roma nel 1663 dagli orafi Marco Gamberucci, Francesco Perone e Rocco Tamburroni, su disegno di Johann Paul Schor, e inviate a Siena il 4 agosto dello stesso anno. I pagamenti ai tre artefici, documentati il 9 luglio 1663, consentono di precisare la cronologia e la paternità esecutiva del complesso.
I sei reliquiari furono oggetto di approfondimenti critici a partire dagli studi pubblicati nel 1979 da R. Caterina Proto Pisani ed Enzo Carli. Quest’ultimo, rilevando la morbidezza della modellazione, l’intensità espressiva dei volti e la qualità plastica dei busti, ne sottolineava le affinità con il linguaggio scultoreo di Gian Lorenzo Bernini. Nel 1989 lo stesso studioso tornava sull’argomento, proponendo di riconoscere nei sei arredi un’invenzione berniniana.
In occasione della mostra Preziosità dei Papi Senesi del 1996, Marco Collareta, pur riconoscendo i legami con la cultura artistica romana di Bernini, evidenziava anche riferimenti all’opera di Alessandro Algardi, soprattutto nella resa delle figure e nella concezione formale dei busti.
Una più precisa ricostruzione della vicenda esecutiva fu proposta da Antonella Capitanio in occasione della mostra Alessandro VII Chigi (1599-1667). Il Papa Senese di Roma Moderna, tenutasi a Siena tra il 2000 e il 2001. Attraverso l’esame della documentazione archivistica, la studiosa identificò gli orafi responsabili dell’esecuzione e riconobbe in Johann Paul Schor l’autore dei disegni preparatori, chiarendo così il rapporto tra ideazione ed esecuzione materiale.
Il reliquiario di sant’Agostino presenta i caratteri distintivi della produzione orafa romana della metà del Seicento, nella quale la componente scultorea assume un ruolo predominante. Il busto del santo, caratterizzato da un’intensa espressività e da un articolato trattamento del panneggio, si integra con la struttura ornamentale sottostante, arricchita da angeli, volute ed elementi vegetali dorati.
I due angioletti recano il cuore e la mitria, attributi che richiamano rispettivamente la spiritualità agostiniana, incentrata sull’amore divino, e la dignità episcopale del santo, vescovo di Ippona. I rami di quercia che incorniciano il busto costituiscono inoltre un riferimento araldico alla famiglia della Rovere, il cui emblema compare nello stemma assunto dai Chigi.
