San Pietro

Autore:Federighi Antonio
Oggetto:Statua
Materia e tecnica:marmo scolpito
Data:sec. XV (1457)
Misure:197 cm (altezza)
Collocazione:Museo dell'Opera, Atrio
Provenienze:logge della Mercanzia, nicchia di un pilastro esterno delle logge
Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella del Voto
Committenza:Opera della Metropolitana (1457, Decorazione scultorea delle Logge della Mercanzia)

Descrizione


Statua in marmo raffigurante una figura maschile stante, barbata, con il capo leggermente sollevato e rivolto lateralmente. Il santo indossa una lunga tunica e un ampio mantello, disposto trasversalmente sul busto e raccolto in profonde pieghe. Nella mano sinistra tiene una grande chiave, disposta verticalmente lungo il fianco, mentre con la destra sostiene un libro chiuso davanti al corpo. Il volto, incorniciato da una corta capigliatura ondulata e da una folta barba articolata in ciocche, presenta lineamenti marcati e uno sguardo rivolto verso l'alto.

Notizie storico-critiche


Già Gaetano Milanesi (1854) pubblicava alcuni documenti d’archivio del 1456/7 in base ai quali il Federighi riceveva dall’Operaio del duomo la commissione di quattro statue per le Logge di Mercanzia, con l’accordo di eseguirne una per prova; tuttavia Lusini (1939), rintracciando un documento del 1487 in base al quale si accennava al ruolo di Urbano da Cortona relativamente al materiale per un san Pietro, che gli veniva saldato, supponeva erroneamente che questi fosse l’autore della statua. Lo stesso Lusini pubblicava inoltre un documento del 1463 dal quale si evinceva che una statua di san Pietro era stata trasferita dalle Logge al Duomo. In seguito sia Pope-Hennessy (1959) che Carli (1968) hanno ribadito l’attribuzione ad Urbano. Nel 1970 Del Bravo attribuiva invece il san Pietro ad Antonio Federighi sia su base stilistica che documentaria, citando soprattutto i documenti pubblicati dal Milanesi. Secondo la sua ricostruzione, nel 1459 la statua si trovava nella nicchia delle Logge, ma già nel 1460 veniva sostituita da quella del Vecchietta e si pensava ad un riutilizzo nell’ambito del cantiere del duomo. Infine, nel 1463, la statua fu collocata sulla facciata del duomo, dov’è rimasta fino agli anni sessanta del XX sec. Nel 1975 però Paoletti rifiutava l’attribuzione della statua al Federighi continuando a sostenere la paternità di Urbano e la datazione 1487. Carli, in tempi posteriori, ha finito per dare credito all’ipotesi di Del Bravo (1980 e 1989); infine l’accurata monografia di Sabine Hansen sulle Logge di Mercanzia (1992) ha vagliato nuovamente la documentazione stabilendo che la teoria di Del Bravo era corretta. Gentilini (1989) condivide la ricostruzione della vicenda di questa statua proposta da Del Bravo, aggiungendo però che forse l’opera era stata trasferita dalle Logge perché difettosa (lo scultore infatti aveva dovuto applicarvi due anelli di ferro). Lo studioso tuttavia, basandosi su alcuni documenti d’archivio, stabilisce che le statue per le Logge erano state in un primo tempo (1451) commissionate a Urbano da Cortona, che intraprese il lavoro senza mai portarlo a termine; tant’è vero che in un documento del 1455 si fa riferimento ad una figura trasferita dalla bottega di Urbano a quella del Federighi. Bartalini (1993), pur definendo ‘imbarazzante’ quest’opera del Federighi, condivide l’attribuzione.

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