Inv. OA-4681
La lupa senese stante in profilo, con la testa rivolta in avanti, mentre allatta i gemelli Aschio e Senio
| Oggetto: | Gruppo scultoreo |
|---|---|
| Materia e tecnica: | marmo scolpito |
| Data: | sec. XVII (1658-1700) |
| Misure: | 65 × 140 cm (altezza × lunghezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Galleria delle Statue |
| Provenienze: | cattedrale di S. Maria Assunta, sacrato, sommità colonna settentrionale (a destra della facciata) Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella del Voto |
Descrizione
Effigie di lupa eretta sulle quattro zampe e protesa in avanti con il collo e il muso allungati, le orecchie ritte. Un bambino dalle tenere forme e testa rotonda le sta sotto, toccando una mammella; l’altro è seduto più avanti e le tocca il collo.
Notizie storico-critiche
Per tradizione si ritiene che questa lupa sia stata eseguita da Urbano da Cortona, che nel settimo-ottavo decennio del XV secolo si configura quasi come uno specialista del genere, avendone disseminate molte per le città di Siena, Montalcino, Massa Marittima e nel grossetano. Tuttavia alcune voci critiche hanno sollevato delle obiezioni che inducono a spostare la datazione dell’opera nella seconda metà del Seicento o intorno al 1700. Per prima la Kosegarten ha fatto notare che in un codice del 1658 (BAV, Fondo Chigi, ms. P.VII.11, cc. 51 e 53) con l’aspetto della piazza del Duomo a quella data e il corrispondente progetto di ristrutturazione, figura sì la seconda lupa, ma l’opera in questione su base stilistica pare databile intorno al 1700. Tuttavia, secondo la studiosa, essa sarebbe una sostituzione di una lupa medievale perduta, che forse a quelle date versava in condizioni di estremo degrado. Ciò è suffragato anche dall’evidente antichità di entrambe le colonne che sostenevano le lupe sul sagrato. Lo scultore che ha prodotto questa statua non si è però ispirato alla lupa più antica e sopravvissuta, oggi conservata nel Museo dell’Opera (OA/4750)), ma a quella bronzea prodotta dai fratelli Turini nel 1428-30 per il Palazzo Pubblico; si può quindi concludere che la lupa dei Turini riproponeva forse il tipo di quella medievale perduta. Anche Robert Munman ha suggerito di espungere dal catalogo di Urbano quest’opera, giudicandola appartenente al pieno XVII secolo per le forme tenere e paffute dei bambini, di gusto tardo barocco e differenti da quelli solitamente scolpiti da Urbano.
