Sant'Antonio Abate raccomanda il cardinale Antonio Casini alla Madonna in trono col Bambino

Autore:Jacopo della Quercia
Oggetto:Rilievo
Materia e tecnica:marmo ravaggione scolpito
Data:sec. XV (1437-1438)
Misure:137,5 × 120 cm (larghezza × altezza)
Collocazione:Museo dell'Opera, Atrio
Provenienze:cattedrale di S. Maria Assunta, coronamento cappella di san Sebastiano
Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella del Voto
Committenza:Antonio Casini cardinale (1437-1438, erezione cappella di patronato privato)

Descrizione


Il rilievo presenta, da sinistra, la Madonna assisa su un trono privo di spalliera e munito di cuscino, panneggiata con ampie vesti e manto ricadente in morbide pieghe; tiene il Bambino, completamente nudo, eretto sul suo ginocchio sinistro. Il Bambino è raffigurato in atto di benedire. Al centro è l’effigie del cardinal Casini genuflesso e con le mani incrociate sul petto; il galero cardinalizio è deposto ai piedi della Vergine. Sulla destra la figura di sant’Antonio abate presenta il cardinale alla Madonna toccandogli una spalla; il santo indossa l’abito eremitico col cappuccio, ha lunga barba irsuta e reca nella destra la campanella, suo attributo.

Notizie storico-critiche


Si tratta dell’ultima opera nota di Jacopo della Quercia, cui è unanimemente attribuita. Proviene dalla lunetta della cappella di san Sebastiano nel duomo, che venne commessa all’artista, il quale allora ricopriva la carica di Operaio, da Antonio Casini, cardinale di S. Marcello, nel 1437, per essere poi distrutta nel 1645. Fu vista dunque per ultimo da Alfonso Landi (1655). Giovan Antonio Pecci (1730-31) rammenta questo rilievo quando ancora si trovava presso la bottega degli scalpellini dell’Opera, affermando che però pochi anni prima era stato venduto a Muzio Piccolomini, e al suo tempo serviva da prospetto a un viale nel giardino della sua Villa di Fagnano. La critica del Novecento afferma però che l’opera sarebbe stata individuata nel giardino (o in una cappella) della Villa Bonsignori di Corsano; ai primi del XX sec. fu acquistata da Ugo Ojetti per la sua collezione del Salviatino (Firenze). Così nel 1921 il rilievo fu per la prima volta reso noto da Supino con l’attribuzione a Jacopo della Quercia; suffragata poi dal ritrovamento di alcuni documenti da parte del Bacci, che ricollegano lo scultore ad una commissione privata di tale natura (1929). Nel 1976 l’opera è stata acquistata dallo Stato Italiano e depositata presso il Museo. Gran parte della critica ritiene che la sezione sinistra del mutilo rilievo dovesse includere la figura di san Sebastiano, cui la cappella era intitolata (Bacci 1929; Carli 1949, 1979, 1980, 1989, 1992; Del Bravo, 1970); invece Charles Seymour Jr. (1973) segnalando un disegno dell’Albertina di Vienna, forse preparatorio per la lunetta e includente la figura di una santa, ha affermato che sul lato sinistro c’era una santa, probabilmente Caterina; infatti il san Sebastiano era già raffigurato nella pala d’altare. Sorge il sospetto che la sezione destra non sia mai stata portata a compimento, forse per la morte dello scultore; infatti Alfonso Landi (1655), nel rammentare il rilievo prima della sua rimozione, lo descrive esattamente com’è oggi. D’altra parte un inventario del duomo del tardo Quattrocento, trascritto da Borghesi e Banchi (1898, p. 315), descrive la cappella di san Sebastiano “con una nostra Donna di marmo da capo, et tre figure di marmo”: all’epoca dunque doveva esserci un’effigie anche nella parte mancante.

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