La lupa senese stante in profilo, con la testa rivolta in avanti, mentre allatta i gemelli Aschio e Senio seduti e abbarbicati sotto di essa.

Autore:Giovanni Pisano (attr.)
Oggetto:Gruppo scultoreo
Materia e tecnica:marmo scolpito
Data:sec. XIV (1300-1325)
Misure:118 × 63 cm (larghezza × altezza)
Collocazione:Museo dell'Opera, Galleria delle Statue
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, colonna meridionale del sacrato
Committenza:Opera del Duomo

Descrizione


Gruppo scultoreo in marmo a tutto tondo raffigurante la Lupa senese. L'animale è rappresentato stante, con il corpo possente coperto da un fitto e schematico intaglio a pelo fitto e verticale, il muso allungato e gli occhi sbarrati con profonde cavità. Sotto il ventre, protetti e intenti a poppare, si trovano i piccoli Romolo e Remo, resi con anatomia morbida e naturalistica. Il gruppo presenta parti lacunose e integrazioni storiche, impostato su una base di sostegno rettangolare.

Notizie storico-critiche


Secondo una consuetudine critica consolidata, si tende a ritenere che questa lupa provenga da una delle due colonne del sagrato della cattedrale. Tuttavia, un'analisi della documentazione storica solleva alcune perplessità. Le fonti indicano che la prima colonna di granito grigio, destinata a sorreggere la statua, fu decretata nel 1371, ma venne eretta solo nel 1399 (M. Butzck, Die Kirchen, 2006, p. 103). Sempre nel 1399 si ordinò la doratura della lupa, completata dal pittore Paolo di Giovanni Fei nel 1403 (Milanesi, 1854-1856, I, p. 38). Tuttavia, lo stile della scultura sembra indicare una datazione precedente. È quindi possibile ipotizzare che la lupa sia stata reimpiegata su quella colonna oppure che provenga da un'altra collocazione. Quest'ultima ipotesi è corroborata da Vittorio Lusini, secondo il quale la scultura proveniva dalla colonna di San Domenico, smantellata nel tardo Ottocento. Inoltre, i danni subiti dalla statua sembrano coerenti con questa identificazione, poiché la lupa di San Domenico era caduta due volte.
Dalla fine dell’Ottocento o dall’inizio del Novecento, l'opera è stata attribuita a Giovanni Pisano. Venturi, ad esempio, l’ha confrontata con le due lupe doccioni del Palazzo Pubblico – successivamente escluse dal catalogo del maestro – e con la lupa scolpita in rilievo su una delle colonne esterne del portale maggiore del duomo. Tuttavia, lo stile suggerisce una vicinanza agli animali delle gradule del duomo di Pisa (1297-1299). In contrasto, Keller ha assegnato la scultura a un maestro senese, datandola intorno al 1330, escludendo ogni relazione con Pisano, salvo poi anticipare questa datazione. Nonostante diversi studiosi abbiano sostenuto l’attribuzione a Giovanni Pisano, come Carli, Bacci e Braunsfels, altri – tra cui Seidel e Mellini – l’hanno respinta, preferendo un più cauto anonimato. Middeldorf Kosegarren, basandosi su confronti con il torso di lupa conservato a Palazzo Tolomei (tardo Duecento) e le due lupe doccioni del Palazzo Comunale (Trecento), ha datato l’opera intorno al 1300, escludendola definitivamente dal catalogo di Pisano. Le opinioni divergenti riflettono la complessità di collocare questa scultura sia cronologicamente che stilisticamente. Sebbene l'attribuzione a Pisano sembri ormai da escludere, il corpo affusolato e nervoso dell'animale richiama lo stile del maestro anche se le forme complessive, più pacate e morbide, si allineano al contesto artistico senese tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, caratterizzato da volumi puri e torniti in contrasto con il pathos esasperato di Pisano. Il volto del bambino che succhia il latte, dolce e quasi incantato, con la bocca carnosa socchiusa e gli occhi spalancati, richiama l’eleganza della pittura gotica coeva, come quella di Simone Martini. Questo dettaglio collega la scultura a opere senesi databili tra il 1315 e il 1325, come evidenziato da Bartalini e Bagnoli (Scultura dipinta, 1987, pp. 36-38, 49, 184). È quindi probabile che la scultura appartenga a questo contesto artistico dei primi decenni del Trecento, animato da personalità che rifiutavano l’enfasi di Pisano, abbracciando invece la raffinatezza del gotico.

Torna in alto