Madonna col Bambino, un serafino e angeli

Autore:Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello
Oggetto:Tondo
Materia e tecnica:Marmo bianco con inserti in vetro blu
Data:sec. XV (1457-1459)
Misure:91 x 88,2 × 91 x 88,2 × 9 × 90 cm (larghezza × altezza × spessore × diametro)
Collocazione:Museo dell'Opera, Atrio
Provenienza:Cattedrale di S. Maria Assunta, Cappella del Voto

Descrizione


Il tondo, eseguito in bassorilievo, presenta una cornice marmorea che imita a trompe-l’oeil un oculo prospettico con una finta decorazione a cassoni in paste vitree blu nella zona superiore. È dominato dalla figura della Vergine seduta, dalla vita in su, rivolta verso destra, con aureola raggiata, veste e manto. Tiene sulle ginocchia alla sua destra il Bambino che le avvinghia la spalla e guarda corrucciato verso l’osservatore. Sulla sinistra è delineato un serafino, sulla destra due teste di angeli, una terza spunta dal basso.

Notizie storico-critiche


L’unica notizia certa è che nel 1676-77, quando fu creato l’accesso laterale destro al Duomo, questo tondo veniva inserito sulla cosiddetta ‘Porta del Perdono’ per opera di Francesco Mazzuoli. In precedenza esso giaceva in una stanza della bottega dell’Opera. Sono state così avanzate, nel corso del tempo, diverse ipotesi critiche sulla proveninenza originaria del pezzo. Secondo alcuni, il tondo era posto sul coronamento della Cappella della Madonna delle Grazie dentro il duomo, eseguita da Urbano da Cortona tra il 1451-59 e demolita fra 1658-1660. Tale ipotesi comporta la frequente attribuzione dell’opera ad Urbano stesso. Tuttavia la scoperta di un altro tondo, sicuramente di Urbano (ora presso il Museo dell’Opera del Duomo), effettuata da Carli, ha permesso di stabilire che quest’ultima opera era destinata al coronamento della cappella. Parte della critica ha invece supposto che il tondo donatelliano era posto sul coronamento della Cappella di S. Callisto del Duomo, eretta nel 1455-58, rimossa verso il 1670 e trasferita nel Palazzo Pubblico di Siena. Infine vi è chi ha affermato che il tondo fu creato per la Porta del Perdono antica, soppressa nel 1660 e poi ricreata nella zona odierna. Fin dalle guide più antiche l’opera risulta riferita a Donatello; in seguito si sono tentate puntuali distinzioni di mano per riconoscere l’intervento di aiuti. Nell’Ottocento la si attribuisce a Michelozzo; dal XX secolo si propende di nuovo per Donatello, del quale si riconosce autografa la figura della Vergine (confrontabile con la Giuditta fiorentina) e l’innovativa creazione prospettica dell’oculo; mentre nel modellato più debole del Bambino e degli angeli si vede l’apporto di collaboratori, per i quali si avanzano vari nomi, oppure l’intervento-rifacimento tardo di Francesco Mazzuoli. Per l’alta qualità, seppure discontinua, è probabile che l’opera sia stata impostata da Donatello e rifinita dagli aiuti. Nel 1985, a causa del deterioramento dovuto agli agenti atmosferici, la scultura in marmo è stata rimossa dalla sua collocazione all’aperto, dove si trovava da oltre tre secoli, nella lunetta sopra la porta laterale sud del Duomo, chiamata impropriamente “del Perdono”. Al suo posto è stata subito installata una copia in cemento bianco, realizzata partendo da un calco in gesso risalente alla fine dell’Ottocento e conservato presso l’Istituto Statale d’Arte di Firenze.

Marilena Caciorgna, Andrea Bechi, Don Andrea Bechi, Monica Butzek, "Donatello. Maria Mater Gratiae Mater Misericordiae. La Madonna col Bambino e Quattro Cherubini di Donatello nel Duomo di Siena", Livorno, Sillabe, 2015.

Francesco Caglioti, "Donatello (Firenze, 1386 circa - 1466) e collaboratore, in "Da Jacopo della Quercia a Donatello: le arti a Siena nel primo Rinascimento", catalogo della mostra tenutasi a Siena, Santa Maria della Scala, 26 marzo - 11 luglio 2010, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2010, pp. 332-333.

Torna in alto