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Inv. OA-4808, OA-4809

Angelo genuflesso in adorazione

Angelo genuflesso in adorazione

Autore:Giovanni d'Agostino
Oggetto:Statua
Materia e tecnica:marmo apuano
Data:sec. XIV (1340-1347)
Misure:130 cm (altezza)
angelo a sinistra altezza cm 128
Collocazione:Museo dell'Opera, Sala degli Apostoli
Provenienza:cattedrale di S. Maria Assunta, porta fianco destro Duomo nuovo/lunetta (fino al 1980)

Descrizione


Scultura raffigurante un angelo genuflesso rivolto di profilo/tre quarti verso destra. Presenta un'ampia ala spiegata finemente scolpita a piume. Il capo ha capelli acconciati a ricci che ricadono dietro il collo, volto con sguardo adorante e bocca socchiusa rivolta verso l'alto. Indossa una tunica che ricade in ampie pieghe sul piano d'appoggio strisciando all'indietro. Le mani sono giunte/ravvicinate sul petto nell'atto della preghiera. Poggia su una base sagomata adattata alla curvatura della lunetta. I tratti morbidi del viso, le ciocche rese per piccoli fori, lo sguardo assorto in direzione del Signore, le ampie e svolazzanti pieghe del panneggio dal disegno curvilineo parlano un linguaggio pienamente gotico-senese, caratterizzato da un’eleganza quasi astratta, piena di echi della coeva pittura, da Simone Martini ai Lorenzetti.

Notizie storico-critiche


Il Cristo Giudice e i due Angeli adoranti è un complesso scultoreo tradizionalmente e concordemente attribuito al figlio di Agostino di Giovanni, Giovanni d’Agostino, Capomastro dell’Opera del Duomo di Orvieto nel 1336 e dal 1340 Capomastro dell’Opera del Duomo di Siena per la durata di cinque anni succedendo a Lando di Pietro, assumendo la direzione dell’impresa del Duomo Nuovo. Oltre a dirigere i lavori Giovanni dunque eseguiva direttamente delle sculture come appunto questo gruppo del Redentore e i due Angeli posto sulla Porta che dava sul fianco destro del Duomo Nuovo verso Vallepiatta, una porta che rispecchia perfettamente nella sua decorazione scultorea di colonne tortili e piastrini finemente intagliati quel gusto di calligrafia ed eleganza gotica tipica del Trecento senese. Diversi i rimandi stilistici delle precedenti opere di Giovanni d’Agostino in queste monumentali figure del Duomo di Siena, come ad esempio il motivo del panneggio nella statua del Cristo ricollegabile a quello della Madonna con Bambino e due Angeli dell’Oratorio di San Bernardino, così come gli Angeli del Duomo, con le ampie e tese falcate di pieghe traverse e i profili ricurvi, sono simili a quelli di san Bernardino. Studiosi come Enzo Carli e Roberto Bartalini, che si sono occupati particolarmente di queste sculture, rimarcano fortemente nei loro rispettivi interventi, l’influsso dei rilievi del Maitani di Orvieto e della pittura dello stesso Simone Martini sullo stile elegante, raffinato e finissimo di Giovanni, che in questo gruppo scultoreo emerge soprattutto nella testa del Cristo, reso con una finezza di particolari negli acuti lineamenti, portatori di una qualità espressiva carica di una spiritualizzata astrazione formale. Nel 1981 le tre sculture vengono smontate dalla Porta e restaurate presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per poi essere successivamente collocate prima nella Cripta delle Statue e successivamente nella Sala degli Apostoli al pianterreno del Museo dell’Opera del Duomo di Siena.

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