Inv. OA-4807
Cristo in trono benedicente con libro aperto, affiancato da cherubini/serafini
| Autore: | Giovanni d'Agostino |
|---|---|
| Oggetto: | Statua |
| Materia e tecnica: | marmo apuano |
| Data: | sec. XIV (1340-1347) |
| Misure: | 140 cm (altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala degli Apostoli |
| Provenienza: | cattedrale di S. Maria Assunta, porta fianco destro Duomo nuovo/lunetta (fino al 1980) |
Descrizione
Scultura raffigurante Cristo assiso su un trono decorato ai lati da due cherubini/serafini alati. Il volto è solenne, con capigliatura mossa ricadente sulle spalle, barba definita e bocca lievemente socchiusa. Indossa una tunica con bordo lavorato sul collo e un pesante mantello drappeggiato sulle gambe con bordature a frangia/punzonatura. Con la mano sinistra sostiene un libro aperto (il Codice della Vita/Vangelo con iscrizione scolpita in caratteri capitelli), mentre la mano destra (purtroppo mancante/lacunosa all'altezza del polso) era verosimilmente sollevata nel gesto della benedizione. La statua poggia su una base modanata in marmo. La testa dagli asciutti lineamenti e dalla finissima capigliatura risalta per l’altissima intensità spirituale che emana, a tal punto da spingere gli studiosi ad un confronto con i caratteri stilistici di Simone Martini e Lorenzo Maitani.
Notizie storico-critiche
Il Cristo Giudice e i due Angeli adoranti è un complesso scultoreo tradizionalmente e concordemente attribuito al figlio di Agostino di Giovanni, Giovanni d’Agostino, Capomastro dell’Opera del Duomo di Orvieto nel 1336 e dal 1340 Capomastro dell’Opera del Duomo di Siena per la durata di cinque anni succedendo a Lando di Pietro, assumendo la direzione dell’impresa del Duomo Nuovo. Oltre a dirigere i lavori Giovanni dunque eseguiva direttamente delle sculture come appunto questo gruppo del Redentore e i due Angeli posto sulla Porta che dava sul fianco destro del Duomo Nuovo verso Vallepiatta, una porta che rispecchia perfettamente nella sua decorazione scultorea di colonne tortili e piastrini finemente intagliati quel gusto di calligrafia ed eleganza gotica tipica del Trecento senese. Diversi i rimandi stilistici delle precedenti opere di Giovanni d’Agostino in queste monumentali figure del Duomo di Siena, come ad esempio il motivo del panneggio nella statua del Cristo ricollegabile a quello della Madonna con Bambino e due Angeli dell’Oratorio di San Bernardino, così come gli Angeli del Duomo, con le ampie e tese falcate di pieghe traverse e i profili ricurvi, sono simili a quelli di san Bernardino. Studiosi come Enzo Carli e Roberto Bartalini, che si sono occupati particolarmente di queste sculture, rimarcano fortemente nei loro rispettivi interventi, l’influsso dei rilievi del Maitani di Orvieto e della pittura dello stesso Simone Martini sullo stile elegante, raffinato e finissimo di Giovanni, che in questo gruppo scultoreo emerge soprattutto nella testa del Cristo, reso con una finezza di particolari negli acuti lineamenti, portatori di una qualità espressiva carica di una spiritualizzata astrazione formale. Nel 1981 le tre sculture vengono smontate dalla Porta e restaurate presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per poi essere successivamente collocate prima nella Cripta delle Statue e successivamente nella Sala degli Apostoli al pianterreno del Museo dell’Opera del Duomo di Siena.
