Inv. OA-4746
Re Salomone
| Autore: | Giovanni Pisano |
|---|---|
| Oggetto: | Statua |
| Materia e tecnica: | marmo della Montagnola senese |
| Data: | sec. XIII (1285-1297) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Galleria delle Statue |
| Provenienza: | cattedrale di S. Maria Assunta, facciata/primo ordine/lato destro portale centrale (fino al 1960 ca.) |
Descrizione
Statua in marmo, di dimensioni maggiori del naturale, raffigurante una figura maschile stante e coronata. Salomone, con baffi e barba corta, volge il capo leggermente verso sinistra. Indossa una lunga veste e un ampio mantello fermato sul petto e raccolto anteriormente in profonde pieghe; i bordi delle vesti presentano motivi decorativi incisi. Il braccio destro è abbassato e la mano indica verso il basso con l'indice, mentre la sinistra sostiene un cartiglio iscritto che si svolge verticalmente lungo il fianco. La corona e la ricercata ornamentazione delle vesti sottolineano la dignità regale del personaggio.
Notizie storico-critiche
La statua originariamente si collocava alla destra del portale centrale. Il Salomone che oggi vediamo in facciata è una copia risalente agli anni Sessanta del Novecento, mentre l'originale è conservato nel Museo dell'Opera Metropolitana.
Giovanni Pisano realizzò il Salomone, insieme alle altre statue che decorano il primo ordine della facciata del Duomo, durante la sua attività di capomastro dell'Opera del Duomo, che lo impegnò a Siena nell'ultimo quarto del XIII secolo. L'artista abbandonò improvvisamente il cantiere senese nel 1297 per tornare a Pisa, probabilmente in seguito a dissensi con l'amministrazione, lasciando incompiuta l'impresa; la critica è concorde nell'attribuire al suo progetto la parte inferiore della facciata, con i tre portali e il complesso apparato scultoreo che li accompagna.
La figura di Salomone si inserisce nel programma iconografico della facciata dedicato alla Vergine, nel quale profeti, re e altri personaggi dell'Antico Testamento, insieme a figure dell'antichità pagana, attraverso le iscrizioni dei cartigli concorrono all'annuncio della venuta di Cristo e del mistero dell'Incarnazione. Il re reca sul cartiglio le parole «O quam pulchra est casta generatio cum claritate», tratte dal libro della Sapienza (4,1), interpretate nel contesto del programma senese come celebrazione profetica della purezza della Vergine
Iscrizione
O QUAM / ULCHRA E(ST) / CASTA / GIENERE / TIO CU(M) / C(L)ARITATE
