Inv. OA-4689
Mosè
| Autore: | Giovanni Pisano |
|---|---|
| Oggetto: | Statua |
| Materia e tecnica: | marmo della Montagnola senese |
| Data: | sec. XIII (1285-1297) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Galleria delle Statue |
| Provenienza: | cattedrale di S. Maria Assunta, facciata/primo ordine/sesta statua da sinistra (fino al 1940 ca.) |
Descrizione
Statua in marmo raffigurante una figura maschile stante, impostata frontalmente e animata da una lieve torsione del busto e del capo. La figura indossa una lunga veste sulla quale si dispone un ampio mantello, attraversato diagonalmente sul petto e ricadente lungo il corpo in profonde e articolate pieghe, con bordi ornati da una minuta decorazione continua. Lungo la parte anteriore della figura si sviluppa un cartiglio iscritto, terminante inferiormente in un avvolgimento. Il braccio sinistro è piegato davanti al busto e la mano compie un gesto indicativo verso il basso con l'indice, oggi mutilo; il braccio destro è portato lateralmente e la mano è atteggiata in gesto benedicente. Il capo presenta le caratteristiche corna, attributo iconografico tradizionale di Mosè. Il volto, incorniciato da una folta capigliatura ondulata e da una lunga barba suddivisa in ciocche mosse e rilevate, è caratterizzato da marcate arcate sopracciliari, zigomi pronunciati e bocca leggermente dischiusa. La profonda articolazione del panneggio e l'incisiva modellazione del volto, della capigliatura e della barba conferiscono alla figura una forte evidenza plastica e un'accentuata tensione espressiva.
Notizie storico-critiche
La statua di Mosè appartiene al complesso scultoreo ideato e realizzato da Giovanni Pisano per la facciata della Cattedrale di Siena durante la sua attività quale capomastro dell'Opera del Duomo, incarico documentato a partire dal 1284. L'esecuzione delle sculture destinate al prospetto occidentale è generalmente collocata tra il 1285 circa e il 1297, anno in cui l'artista abbandonò il cantiere senese per fare ritorno a Pisa, lasciando incompiuta l'impresa. La critica riconosce concordemente al progetto di Giovanni Pisano la parte inferiore della facciata, articolata nei tre portali e nel complesso apparato scultoreo concepito in stretta relazione con l'architettura.
Il Mosè era inserito nell'articolato programma iconografico della facciata, nel quale profeti, patriarchi, filosofi e altre figure dell'Antichità concorrono, attraverso un sistema di corrispondenze e prefigurazioni, all'annuncio della venuta di Cristo. Il profeta, riconoscibile per le caratteristiche corna sul capo, è raffigurato nell'atto di rivolgersi al popolo d'Israele: con una mano compie un gesto benedicente, mentre con l'altra, il cui indice è oggi mutilo, indica verso il basso. Il cartiglio reca l'iscrizione «QUASI / IN TALAMO / TOTA / MAORABIT(UR)», il cui contenuto si inserisce nella sequenza relativa agli episodi conclusivi della vita del profeta, tra l'annuncio della sua morte e il racconto della morte stessa.
Originariamente la statua era collocata a destra del portale destro, nella nicchia che conserva ancora inciso il nome del personaggio. La documentazione fotografica ottocentesca permette tuttavia di ricostruire un successivo spostamento dell'opera. In una fotografia Lombardi databile intorno al 1850 la modifica non risulta ancora avvenuta, poiché la nicchia del secondo ordine nella quale il Mosè sarà successivamente trasferito risulta occupata da un'altra figura; in una fotografia Lombardi del 1875 circa, invece, il Mosè compare già al secondo ordine della facciata, nella posizione dell'evangelista Marco, accanto al leone suo attributo. Le testimonianze fotografiche consentono pertanto di collocare lo spostamento tra la metà del secolo e il 1875 circa.
La statua rimase in tale posizione fino agli anni della Seconda guerra mondiale. Nel 1941 Enzo Carli, riferendo della ricognizione resa possibile dal ponte mobile installato dalla Regia Soprintendenza all'Arte Medievale e Moderna per la Toscana, ricordava infatti il Mosè ancora collocato in alto sulla facciata, sottolineando come la posizione elevata non ne avesse fino ad allora consentito un'adeguata osservazione ravvicinata. La successiva rimozione dell'opera dal prospetto avvenne nell'ambito delle misure di protezione e messa in sicurezza del patrimonio artistico adottate durante il conflitto per preservarlo dal rischio dei bombardamenti. Nella guida del Museo dell'Opera del Duomo pubblicata dallo stesso Carli nel 1946, il Mosè risulta già conservato nel Museo, dove rimase anche al termine della guerra.
Nella collocazione originariamente destinata al Mosè, a destra del portale destro, è oggi presente una copia eseguita negli anni Sessanta del Novecento, mentre l'originale è conservato nel Museo dell'Opera Metropolitana. La vigorosa articolazione del panneggio, l'intensa caratterizzazione fisionomica e il trattamento fortemente plastico della capigliatura e della barba costituiscono elementi distintivi del linguaggio sviluppato da Giovanni Pisano nel cantiere senese e contribuiscono alla forte tensione espressiva che caratterizza la figura.
Iscrizione
QUASI / IN TALAMO / TOTA <DIE> / MAORABIT(UR)
