Inv. OA-3510
San bernardino - Testata di cataletto
| Soggetto: | San Bernardino da Siena |
|---|---|
| Autore: | Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | olio su tavola |
| Data: | sec. XVI (1526-1527) |
| Misure: | 47 × 68 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala Madonna Occhi Grossi |
| Provenienza: | Chiesa della compagnia di S. Giovanni della morte, Dopo l'uscita nel 1785 ca. è passata nell'oratorio dei Santi Giovanni e Gennaro. (1527 – 1785 ca.) |
| Committenza: | Compagnia di San Giovanni Battista della Morte (ante 11 gennaio 1526) |
Descrizione
La figura del santo presenta i tradizionali caratteri iconografici di San Bernardino da Siena: un frate macilento, avvolto nel saio francescano, che espone tra le mani la tavoletta con il monogramma di Cristo. Il formato a mezzo busto, inserito in uno spazio completamente occupato e saturato dalla figura, amplifica la forte carica espressiva dell’immagine e conferisce al pannello una qualità particolarmente intensa rispetto agli altri elementi del ciclo. Notevole è la carica emotiva trasmessa dallo sguardo tristemente penetrante del santo: il cranio ampio, su cui si concentra una luce copiosa, accentua il carattere ascetico del volto; gli occhi, dal taglio oblungo e profondamente incassati, sottolineano l’espressione quasi piangente dello sguardo, mentre le labbra sottili si serrano a celare la bocca sdentata. Un dettaglio di forte verismo è costituito dal neo sulla guancia sinistra. I chiaroscuri risultano accentuati e profondi, espressivamente eloquenti, avvolgendo la figura in un’atmosfera di malinconia sospesa e silenziosa. Il fascio luminoso frontale anima con rapidi bagliori le pieghe del saio e si concentra significativamente anche sulla tavoletta, esaltando l’oro della cornice e il trigramma IHS, monogramma del nome di Gesù (Iesus Hominum Salvator), simbolo della devozione al Nome di Cristo diffusa dal santo nelle sue celebri predicazioni. Il simbolo è sostenuto tra le mani esili e ossute del frate, rese con un notevole scorcio prospettico. Nel complesso l’opera rivela una resa delicatamente sentimentale della figura, unita a un disegno incisivo e animato da vigorosi contrasti chiaroscurali, elementi che contribuiscono a definire la forte intensità psicologica dell’immagine e la particolare qualità esecutiva del pannello di Giovanni Antonio Bazzi.
Notizie storico-critiche
L’opera costituiva una delle quattro testate dipinte di un cataletto, successivamente smembrato e che aveva suscitato l’entusiasmo di Giorgio Vasari, il quale la definì «[…] la [bara dipinta] più bella di Siena; et io credo che sia la più bella che si possa trovare». I quattro pannelli, originariamente collocati a coppie, retro contro retro, furono realizzati per la Compagnia di San Giovanni Battista a Siena e trasferiti nell’Oratorio dei Santi Giovannino e Gennaro nel 1785, in seguito all’abolizione della confraternita e alla conseguente alienazione dei suoi beni a favore di varie chiese della città e della Maremma.
La datazione dell’opera tra il 1526 e il 1527 è supportata da due documenti di pagamento conservati presso l’Archivio di Siena, relativi al primo acconto per l’esecuzione del lavoro, datato 11 gennaio 1526, e a un secondo pagamento del 27 maggio 1527. Le opere facevano parte del nucleo del cataletto della Compagnia di San Giovanni Battista e risultano oggi conservate nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena.
