Inv. OA-3509
Cristo morto – Testata di cataletto
| Soggetto: | Cristo morto |
|---|---|
| Autore: | Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | olio su tavola |
| Data: | sec. XVI (1526-1527) |
| Misure: | 48 × 68 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala Madonna Occhi Grossi |
| Provenienza: | Chiesa della compagnia di S. Giovanni della morte, dopo l'uscita nel 1785 ca. è passata nell'oratorio dei Santi Giovanni e Gennaro. (1527 – 1785 ca.) |
| Committenza: | Compagnia di San Giovanni Battista della Morte (ante 11 gennaio 1526) |
Descrizione
Tavola lignea a terminazione centinata, costituente una delle testate di un cataletto funebre smembrato. L'opera è racchiusa entro una cornice dorata modanata originale. Sulla sommità della centina è presente un anello metallico funzionale all'esposizione o al trasporto processionale. Il Cristo è raffigurato a mezzobusto, nudo, con il capo reclinato verso destra e coronato di spine. Gli occhi sono chiusi in un'espressione di sofferenza composta; sul costato è visibile la ferita inferta dalla lancia, da cui sgorgano gocce di sangue. Le mani sono incrociate sul grembo, parzialmente coperte da un perizoma bianco dai riflessi cangianti.
Lo sfondo è diviso in due parti: a sinistra una fitta e scura vegetazione che enfatizza il pallore del corpo; a destra un paesaggio collinare luminoso con un borgo fortificato, elemento che richiama la campagna senese. La resa anatomica e il chiaroscuro morbido evidenziano la maturità stilistica dell'autore e l'influenza della statuaria classica.
Notizie storico-critiche
Il dipinto appartiene a un complesso di quattro testate di cataletto eseguite da Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, per la Compagnia di San Giovanni Battista della Morte. La datazione al 1526–1527 è documentata da due pagamenti, rispettivamente dell'11 gennaio 1526 e del 27 maggio 1527.
Originariamente disposte a coppie, con le facce posteriori accostate, le quattro tavole costituivano gli elementi figurati del cataletto destinato alle pratiche funerarie della confraternita. Il complesso, ricordato con particolare ammirazione da Giorgio Vasari, fu successivamente smembrato. Nel 1785 le tavole furono trasferite nell'Oratorio dei Santi Giovannino e Gennaro, per poi entrare nelle raccolte del Museo dell'Opera del Duomo.
Nella rappresentazione del Cristo morto, l'intensità espressiva della figura, caratterizzata dal capo reclinato e dalle mani abbandonate sul grembo, si contrappone alla serenità del paesaggio che si apre sul fondo. Enzo Carli, nel 1979, sottolineò la drammaticità dell'immagine, definendola Cristo agonizzante, e rilevò affinità compositive con una Pietà della collezione Patrizi di Montoro a Roma
