Inv. OA-4501
Maestà - Entrata di Cristo in Gerusalemme.
| Soggetto: | Ingresso a Gerusalemme |
|---|---|
| Autore: | Duccio di Buoninsegna |
| Oggetto: | scomparto di polittico dipinto |
| Materia e tecnica: | tempera su tavola |
| Data: | sec. XIV (1308-1311) |
| Misure: | 57 × 100 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala di Duccio |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore. Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia (1311 – 1878) |
| Committenza: | Opera del Duomo, operaio Jacopo del fu Gilberto Mariscotti (1308) |
Descrizione
L’opera illustra l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, un momento che Duccio carica di profondi significati messianici attingendo alle profezie veterotestamentarie. La scelta di raffigurare Cristo a cavallo di un asino non è solo un segno di umiltà, ma l'adempimento della profezia di Zaccaria (9, 9), che annunciava un re giusto e vittorioso, ma umile. Questo dettaglio distingue nettamente Gesù dai normali pellegrini che entravano in città a piedi; la folla infatti ne riconosce la regalità attraverso gesti rituali come lo stendere i mantelli e l'agitare fronde d'ulivo.
Particolarmente significativa è l'ambientazione architettonica, dove la Gerusalemme biblica assume le sembianze di una città medievale che ricorda da vicino la Siena del Duecento, rendendo l'evento sacro immediatamente familiare al pubblico dell'epoca. Un dettaglio narrativo cruciale è rappresentato dai fanciulli arrampicati sugli alberi: citando puntualmente il racconto di Matteo (21, 2-8), essi spezzano i rami per offrirli alla folla esultante. Sebbene la tradizione talvolta richiami l'immagine di Zaccheo, la pluralità dei giovani e la loro azione collettiva chiariscono che si tratta della celebrazione corale del Messia. In questo contesto, l'albero (spesso identificato come sicomoro o ulivo) mantiene la sua antica valenza di simbolo di immortalità e visione spirituale, già nota nelle culture egizia e giudaica, fungendo qui da strumento fisico per la partecipazione del popolo alla gloria divina.
Notizie storico-critiche
La Maestà di Duccio di Buoninsegna fu eseguita per l'altare maggiore del Duomo di Siena tra il 1308 e il 1311. Si trattava di una grandiosa pala d’altare dipinta su entrambi i lati, completata da una predella nella parte inferiore e da un coronamento in quella superiore, il tutto sormontato da cuspidi che raffiguravano angeli a mezzo busto. Antichi documenti d’archivio e una tavoletta dipinta del 1483 rivelano che l’opera non era solo un dipinto, ma un vero apparato scenografico: sulla struttura era montato un complesso meccanismo in ferro e legno con tendaggi e angeli mobili che scendevano verso il sacerdote per porgergli l'ostia, il calice e il corporale durante la liturgia. La solennità dell'opera è testimoniata dalle cronache dell'epoca, che raccontano come il 9 giugno 1311 la tavola venne accompagnata in Duomo da una processione trionfale che coinvolse l'intera cittadinanza. Nonostante la sua importanza, la fortuna critica della Maestà ha subito lunghe pause. Dopo le menzioni del Vasari, l'opera cadde nel silenzio fino alla fine del Settecento, per poi essere riscoperta e studiata sistematicamente solo a partire dalla fine dell'Ottocento, quando fu trasferita nel Museo dell'Opera del Duomo. Questo capolavoro ha vissuto un percorso conservativo tormentato: nel 1506 fu spostata dal suo altare originario per far posto al ciborio del Vecchietta e, nel 1771, subì il danno peggiore quando venne smembrata e segata in due parti. In quell'occasione, la facciata anteriore e quella posteriore furono separate e collocate in cappelle differenti, mentre i pannelli minori della predella e del coronamento finirono in sacrestia, andando in parte dispersi. Nella sua collocazione originale la Maestà era isolata e visibile da ogni lato. Il fronte principale accoglieva i fedeli con la Madonna in trono e il Bambino circondati da una corte di santi e angeli, mentre il lato posteriore, rivolto verso il coro, narrava in ventisei scene le storie della Passione di Cristo. Per queste raffigurazioni Duccio attinse ai Vangeli canonici, inserendo però l'episodio della Discesa al Limbo tratto dai testi apocrifi. Il complesso sistema narrativo si completava con le storie dell'infanzia di Gesù e della sua vita pubblica nelle predelle, mentre i coronamenti illustravano la morte della Vergine sul lato anteriore e gli episodi successivi alla Resurrezione su quello posteriore. Molti di questi pannelli sono oggi lontani da Siena, custoditi in prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Londra o la National Gallery of Art di Washington, testimoni frammentari dell'immensa ricchezza dell'ancona originaria.
