Maestà - Apparizione di Cristo sul lago Tiberiade

Soggetto:Apparizione di Cristo sul lago Tiberiade
Autore:Duccio di Buoninsegna
Oggetto:scomparto di polittico dipinto
Materia e tecnica:tempera e oro su tavola
Data:sec. XIV (1308-1311)
Misure:49,8 × 38,4 cm (larghezza × altezza)
Collocazione:Museo dell'Opera, Sala di Duccio
Provenienza:cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore.Dal 1506 la pala fu appesa a una parete del transetto sinistro. Nel 1771 la tavola fu segata in due, la parte anteriore fu collocata nella cappella di sant'Ansano, la parte posteriore nella cappella di san Vittore, i pannelli delle predelle e dei coronamenti furono posti in sacrestia (1311 – 1878)
Committenza:Opera del Duomo, operaio Jacopo del fu Gilberto Mariscotti (1308)

Descrizione


In questa tavoletta della Maestà, Duccio rappresenta l'incontro tra Gesù risorto e i suoi discepoli sulle rive del lago di Tiberiade. La scena è costruita su un efficace contrasto tra la stabilità della riva e il movimento dell'acqua. Sulla sinistra, Gesù appare come una figura solida e maestosa, in piedi su uno scoglio grigio. Il suo manto è impreziosito dalle tipiche striature dorate che Duccio usa per indicare la natura divina di Cristo dopo la Resurrezione. Con un gesto calmo della mano, Egli si rivolge ai pescatori, che inizialmente non lo avevano riconosciuto. Il vero centro dell'azione è la barca, carica di apostoli. Tra loro spicca San Pietro, che non appena capisce che l'uomo sulla riva è il Maestro, non esita a scendere in acqua. Duccio lo dipinge proprio mentre cammina verso la terra ferma, con la veste azzurra che sembra quasi galleggiare sulle onde increspate. Sulla destra, gli altri apostoli sono ritratti nel pieno della fatica. Si sporgono dal bordo della barca per tirare su una rete colma di pesci, che guizzano nell'acqua chiara. Questo dettaglio della pesca miracolosa è reso con grande realismo: si percepisce lo sforzo dei muscoli e la tensione delle braccia che sollevano il peso del miracolo. Tutta la scena è avvolta nel fondo oro, che trasforma questo momento di vita quotidiana in un evento sacro. Il contrasto tra l'azzurro striato del lago e l'oro del cielo rende l'apparizione un momento di pace e meraviglia, dove il divino torna a camminare tra i suoi amici.. (Giovanni 21,1-8)

Notizie storico-critiche


La Maestà di Duccio di Buoninsegna fu eseguita per l'altare maggiore del Duomo di Siena tra il 1308 e il 1311. Si trattava di una grandiosa pala d’altare dipinta su entrambi i lati, completata da una predella nella parte inferiore e da un coronamento in quella superiore, il tutto sormontato da cuspidi che raffiguravano angeli a mezzo busto. Antichi documenti d’archivio e una tavoletta dipinta del 1483 rivelano che l’opera non era solo un dipinto, ma un vero apparato scenografico: sulla struttura era montato un complesso meccanismo in ferro e legno con tendaggi e angeli mobili che scendevano verso il sacerdote per porgergli l'ostia, il calice e il corporale durante la liturgia. La solennità dell'opera è testimoniata dalle cronache dell'epoca, che raccontano come il 9 giugno 1311 la tavola venne accompagnata in Duomo da una processione trionfale che coinvolse l'intera cittadinanza. Nonostante la sua importanza, la fortuna critica della Maestà ha subito lunghe pause. Dopo le menzioni del Vasari, l'opera cadde nel silenzio fino alla fine del Settecento, per poi essere riscoperta e studiata sistematicamente solo a partire dalla fine dell'Ottocento, quando fu trasferita nel Museo dell'Opera del Duomo. Questo capolavoro ha vissuto un percorso conservativo tormentato: nel 1506 fu spostata dal suo altare originario per far posto al ciborio del Vecchietta e, nel 1771, subì il danno peggiore quando venne smembrata e segata in due parti. In quell'occasione, la facciata anteriore e quella posteriore furono separate e collocate in cappelle differenti, mentre i pannelli minori della predella e del coronamento finirono in sacrestia, andando in parte dispersi. Nella sua collocazione originale la Maestà era isolata e visibile da ogni lato. Il fronte principale accoglieva i fedeli con la Madonna in trono e il Bambino circondati da una corte di santi e angeli, mentre il lato posteriore, rivolto verso il coro, narrava in ventisei scene le storie della Passione di Cristo. Per queste raffigurazioni Duccio attinse ai Vangeli canonici, inserendo però l'episodio della Discesa al Limbo tratto dai testi apocrifi. Il complesso sistema narrativo si completava con le storie dell'infanzia di Gesù e della sua vita pubblica nelle predelle, mentre i coronamenti illustravano la morte della Vergine sul lato anteriore e gli episodi successivi alla Resurrezione su quello posteriore. Molti di questi pannelli sono oggi lontani da Siena, custoditi in prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Londra o la National Gallery of Art di Washington, testimoni frammentari dell'immensa ricchezza dell'ancona originaria.

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