Inv. OA-4519
Maestà - Strage degli innocenti
| Soggetto: | Strage degli innocenti |
|---|---|
| Autore: | Duccio di Buoninsegna |
| Oggetto: | scomparto di polittico dipinto |
| Materia e tecnica: | oro e tempera su tavola |
| Data: | sec. XIV (1308-1311) |
| Misure: | 43,5 × 42,5 cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala di Duccio |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, Altare maggiore (fino al 1506); altare san Sebastiano (al 1536); cappella di sant'Ansano e di san Vittore (dal 1771) (1311 – 1878) |
| Committenza: | Opera del Duomo, operaio Jacopo del fu Gilberto Mariscotti (1308) |
Descrizione
La scena si presenta con l'apertura del loggiato in alto a destra dove siede Erode che ordina il massacro, procede poi con il gruppo delle madri che piangono i loro figli e prosegue in basso a destra con il gruppo dei bimbi uccisi e due soldati in atto di trafiggere con la spada due corpicini indifesi. Illustra la scena il profeta Geremia, secondo quanto lo stesso Matteo (2, 17-18).
Notizie storico-critiche
La Maestà di Duccio di Buoninsegna fu eseguita per l'altare maggiore del Duomo di Siena tra il 1308 e il 1311. Si trattava di una grandiosa pala d’altare dipinta su entrambi i lati, completata da una predella nella parte inferiore e da un coronamento in quella superiore, il tutto sormontato da cuspidi che raffiguravano angeli a mezzo busto. Antichi documenti d’archivio e una tavoletta dipinta del 1483 rivelano che l’opera non era solo un dipinto, ma un vero apparato scenografico: sulla struttura era montato un complesso meccanismo in ferro e legno con tendaggi e angeli mobili che scendevano verso il sacerdote per porgergli l'ostia, il calice e il corporale durante la liturgia. La solennità dell'opera è testimoniata dalle cronache dell'epoca, che raccontano come il 9 giugno 1311 la tavola venne accompagnata in Duomo da una processione trionfale che coinvolse l'intera cittadinanza. Nonostante la sua importanza, la fortuna critica della Maestà ha subito lunghe pause. Dopo le menzioni del Vasari, l'opera cadde nel silenzio fino alla fine del Settecento, per poi essere riscoperta e studiata sistematicamente solo a partire dalla fine dell'Ottocento, quando fu trasferita nel Museo dell'Opera del Duomo. Questo capolavoro ha vissuto un percorso conservativo tormentato: nel 1506 fu spostata dal suo altare originario per far posto al ciborio del Vecchietta e, nel 1771, subì il danno peggiore quando venne smembrata e segata in due parti. In quell'occasione, la facciata anteriore e quella posteriore furono separate e collocate in cappelle differenti, mentre i pannelli minori della predella e del coronamento finirono in sacrestia, andando in parte dispersi. Nella sua collocazione originale la Maestà era isolata e visibile da ogni lato. Il fronte principale accoglieva i fedeli con la Madonna in trono e il Bambino circondati da una corte di santi e angeli, mentre il lato posteriore, rivolto verso il coro, narrava in ventisei scene le storie della Passione di Cristo. Per queste raffigurazioni Duccio attinse ai Vangeli canonici, inserendo però l'episodio della Discesa al Limbo tratto dai testi apocrifi. Il complesso sistema narrativo si completava con le storie dell'infanzia di Gesù e della sua vita pubblica nelle predelle, mentre i coronamenti illustravano la morte della Vergine sul lato anteriore e gli episodi successivi alla Resurrezione su quello posteriore. Molti di questi pannelli sono oggi lontani da Siena, custoditi in prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Londra o la National Gallery of Art di Washington, testimoni frammentari dell'immensa ricchezza dell'ancona originaria.
