Inv. OA-3514
Polittico Tolomei – Madonna dell'Umiltà e santi
| Soggetto: | Madonna dell'Umiltà con Gesù Bambino, angeli musicanti e santi |
|---|---|
| Autore: | Gregorio di Cecco di Luca |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | oro su tavola, olio su tavola |
| Data: | sec. XV (1423) |
| Misure: | 266 × 263 cm (larghezza × altezza) Tavola centrale: 137 × 82 cm Pannelli laterali: 168 × 44 cm Cuspidi superiori: 85 × 31,5 cm Cimasa centrale: 115 × 66 cm |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala Madonna Occhi Grossi |
| Provenienza: | cattedrale di S. Maria Assunta, altare della visitazione |
| Committenza: | Famiglia Tolomei (1463, Francesco di Biagio Tolomei, canonico del Duomo, nel 1422 ottenne l'autorizzazione a realizzare una cappella nell'area dell'altare di famiglia.) |
Descrizione
Polittico dipinto a tempera e oro su tavola, articolato in uno scomparto centrale di maggiori dimensioni, quattro pannelli laterali disposti simmetricamente, un registro superiore con figure di evangelisti e cuspidi, e una cimasa centrale sopraelevata. La struttura architettonica, di gusto tardogotico, è caratterizzata da archetti a sesto acuto, pinnacoli, cornici modanate e una ricca decorazione dorata.
La tavola centrale, conclusa superiormente da un arco cuspidato, è affiancata dagli scomparti laterali, anch'essi caratterizzati da terminazioni archiacute. Le superfici dipinte presentano fondi oro, lavorazioni a punzone, decorazioni a graffito e lumeggiature auree che arricchiscono le vesti e gli elementi ornamentali. Particolarmente elaborata risulta la decorazione del manto della Vergine, percorso da sottili linee dorate e delimitato da un bordo ornato.
La carpenteria originale si conserva solo parzialmente.
Notizie storico-critiche
Il Polittico Tolomei, eseguito nel 1423 da Gregorio di Cecco, costituisce l'unica opera firmata e datata dell'artista giunta fino a noi e rappresenta un documento fondamentale per la conoscenza della pittura senese del primo Quattrocento. Il complesso era originariamente destinato all'altare della Visitazione nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Siena, posto sotto il patronato della famiglia Tolomei, in prossimità della porta del Perdono.
La storia dell'altare e della sua decorazione è strettamente legata alle vicende della famiglia committente. Nel 1422 Francesco di Biagio Tolomei, canonico del Duomo, ottenne l'autorizzazione a innalzare una cappella in un settore della cattedrale già occupato da un altare di pertinenza della famiglia. La realizzazione del polittico, datato all'anno successivo, si inserisce dunque in un programma di rinnovamento e qualificazione dello spazio devozionale familiare. Un inventario del 1435 ricorda la presenza di un dipinto raffigurante la Visitazione nella cappella Tolomei, mentre la documentazione successiva consente di ricostruire la persistenza e le trasformazioni dell'arredo dell'altare.
Gregorio di Cecco, documentato a Siena tra il 1418 e il 1424, fu collaboratore, allievo e figlio adottivo di Taddeo di Bartolo, che nel testamento del 1422 lo nominò proprio erede universale. La formazione presso il maestro ebbe un ruolo determinante nell'elaborazione del suo linguaggio pittorico, nel quale la tradizione tardogotica senese si accompagna a una crescente attenzione per la resa naturalistica e per l'intensità espressiva delle figure. Nel 1420 i due artisti avevano inoltre collaborato alla realizzazione di un complesso destinato alla cappella Marescotti nella chiesa senese di Sant'Agostino, oggi perduto nella sua configurazione originaria.
La tavola centrale del polittico costituisce uno degli aspetti più originali della produzione di Gregorio di Cecco. La scelta di raffigurare la Vergine secondo il modello della Madonna dell'Umiltà, con il Bambino accostato al seno materno, riunisce due tradizioni iconografiche distinte, quella dell'umiltà mariana e quella della maternità sacra. L'immagine abbandona la rigidità della rappresentazione in trono per privilegiare un rapporto più diretto e affettuoso tra le figure. Il gesto del Bambino, che stringe la mano della madre, introduce una nota di naturalezza e intimità, già riconosciuta dalla critica come uno degli elementi più significativi della composizione.
Enzo Carli individuò nella tavola una particolare rielaborazione della tradizione senese, sottolineando il recupero delle striature dorate sul manto della Vergine, riconducibili alla pittura di Barnaba da Modena attraverso la mediazione di Taddeo di Bartolo. Lo studioso riconobbe inoltre nella figura del Bambino un riferimento alla Madonna del Latte di Ambrogio Lorenzetti e, più in generale, una riflessione sui modelli figurativi di Simone Martini.
La decorazione pittorica rivela un gusto particolarmente attento alla preziosità dei materiali e agli effetti ornamentali. Le superfici dorate, i motivi a graffito, le lavorazioni a punzone e le sottili lumeggiature delle vesti concorrono a creare una ricca trama decorativa, mentre la morbidezza degli incarnati e la delicatezza dei gesti introducono una sensibilità più naturale e affettiva. La varietà delle pose degli angeli musicanti e degli evangelisti manifesta inoltre la ricerca di una maggiore libertà compositiva, che attenua la solennità delle figure principali.
L'opera testimonia la capacità di Gregorio di Cecco di rielaborare autonomamente il linguaggio di Taddeo di Bartolo, alleggerendone le forme e introducendo passaggi cromatici più delicati, una maggiore attenzione all'indagine psicologica e una più accentuata vivacità espressiva. La studiosa richiama anche il possibile influsso di Giovanni da Milano e sottolinea come il pittore occupi una posizione significativa nel panorama senese del primo Quattrocento, tra la persistenza della cultura tardogotica e le nuove ricerche figurative che avrebbero caratterizzato le generazioni successive.
Un ulteriore aspetto di particolare interesse riguarda la ricostruzione dell'originario apparato pittorico. Il polittico fu smembrato e alcuni suoi elementi andarono dispersi in seguito alle trasformazioni della cappella Tolomei e agli interventi succedutisi nella cattedrale. Due cuspidi raffiguranti l'Angelo annunciante e la Vergine annunciata sono state riconosciute come pertinenti al complesso: la prima, già documentata in una collezione privata torinese, è stata successivamente segnalata sul mercato antiquario; la seconda è conservata nel Museo Stibbert di Firenze.
Al polittico sono state inoltre ricondotte alcune tavolette di predella raffiguranti episodi della vita della Vergine e della Passione di Cristo, oggi conservate in diverse raccolte, tra cui la Pinacoteca Vaticana, la National Gallery di Londra e il Museo dell'Opera del Duomo di Siena. La ricomposizione di questi elementi ha consentito di riconoscere progressivamente l'ampiezza e la complessità del programma iconografico originario.
Il polittico entrò nelle raccolte del Museo dell'Opera del Duomo, istituito nel 1869, dopo essere stato conservato in ambienti adiacenti alla sagrestia della cattedrale. Nel corso del tempo fu oggetto di interventi e modifiche che ne interessarono sia la carpenteria sia la superficie pittorica. Il restauro eseguito tra il 1965 e il 1966 da Italo Dal Mas e Donatella Martelli comportò operazioni di consolidamento, risarcimento del supporto e della pellicola pittorica, rimozione di ridipinture e vernici ossidate. L'intervento permise di recuperare una migliore leggibilità dell'insieme, pur lasciando evidenti alcune lacune e abrasioni, particolarmente nei comparti laterali.
L'opera costituisce pertanto una testimonianza di primaria importanza non soltanto per la ricostruzione dell'attività di Gregorio di Cecco, ma anche per lo studio della committenza privata nella Cattedrale di Siena e per la comprensione delle trasformazioni dell'arredo pittorico monumentale tra Medioevo e prima età moderna.
Iscrizioni
MATER PVLCRE DILECTIONIS
Posizione: sull'aureola della Vergine
ECCE +ANGNVS + DEI + ECCE + QVI[T]
Posizione: sul cartiglio retto da san Giovanni Battista
GREGORIUS DE SENIS PINXIT HOC OPUS ANNO D(OMI)NI M.CCCCXIII
Posizione: nella tavola centrale in basso ai piedi della Vergine
