Inv. OA-3003
Madonna col Bambino in trono tra sant'Antonio da Padova, san Bernardino da Siena e angeli
| Soggetto: | Madonna con Bambino in trono con sant'Antonio da Padova, san Bernardino e angeli |
|---|---|
| Autore: | Matteo di Giovanni |
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | tempera su tavola, oro su tavola |
| Data: | sec. XV (1460) |
| Misure: | 180 × 253 × 3,5 cm (larghezza × altezza × profondità) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala dell'Alfieri |
| Provenienza: | San Giovanni Battista, Altare dei Santi Antonio e Bernardino |
Descrizione
Dipinto a tempera e oro su tavola, di formato rettangolare con terminazione centinata. La composizione è incentrata sulla figura della Vergine seduta su un monumentale trono marmoreo, caratterizzato da elementi architettonici classicheggianti e da inserti decorativi policromi di gusto cosmatesco. La Madonna indossa una veste rossa e un ampio manto scuro, le cui pieghe descrivono un andamento fluido e sinuoso. Il Bambino, dalle forme robuste e dal modellato plastico, è seduto sul suo grembo. Ai lati del trono si dispongono due santi francescani, mentre nello spazio retrostante compaiono gruppi di angeli, alcuni dei quali sostengono una corona sopra il capo della Vergine.
Il fondo oro, la ricchezza dei tessuti e la minuziosa resa degli elementi ornamentali testimoniano la persistenza della tradizione tardogotica nella pittura senese della metà del Quattrocento, accanto a una rinnovata attenzione per la costruzione prospettica dello spazio e per la monumentalità delle figure. La tavola presenta una gamma cromatica intensa, dominata dai rossi, dagli azzurri e dalle tonalità dorate, e un'accurata definizione dei particolari fisionomici e naturalistici. Particolarmente significativo è il contrasto tra la figura slanciata della Vergine, caratterizzata da un delicato linearismo, e il modellato più solido del Bambino e dei santi.
Notizie storico-critiche
Si tratta della tavola appartenente alla pala d’altare eseguita per una cappella del battistero di San Giovanni del Duomo di Siena, intitolata ai santi predicatori Antonio e Bernardino; l’opera è datata al 1460. Il patronato apparteneva a “Antonio di Carlo, cittadino di Siena” e l’agiatezza della famiglia committente è dimostrata dai documenti che descrivono lo sfarzo del funerale. L. Paardekooper riporta la notizia di un inventario del 1478, che testimonia come la predella, perduta, raffigurasse i dodici apostoli: «[…] In primis una tavola al’altare d’essa cappella con figure di nostra donna et di sancto Antonio di Padova e di sancito Bernardino cola predella dodici apostoli […]” (1998 p. 32, nota 7). La tavola esibisce, poi, i segni di altre carenze: dalle punzonature lungo il bordo superiore, che seguono la curva della centinatura e fuoriescono ai lati, si evince che la tavola in origine fosse più larga e che la curvatura fosse probabilmente un semicerchio di larghezza ipotetica di 216 cm., compresa la cornice di 8 cm. Il fatto che la tavola fosse più larga è comprovato dalla larghezza della predella, attualmente reputata scomparsa e nota solo dall’inventario del 1478. Enzo Carli riconobbe inizialmente nella pala quella eseguita nel 1494 per la cappella di S. Antonio nel Duomo di Siena e la attribuì a Pietro di Francesco degli Orioli (1946, p. 20; 1976, p. 94) “modesto seguace di Matteo di Giovanni”. E’ nel 1989 che il Carli restituisce la tavola al maestro, in seguito al rinvenimento sotto la cornice (1953) della scritta e della data 1460 (“OPUS MATHEI IOH. ANNI M CCCC LX”). Il Carli, allora, aggiusta il tiro e parla della “più antica opera datata di Matteo di Giovanni” (1989, p. 55). Il Palladino, nel 1998, però ipotizza la collaborazione tra Matteo di Giovanni e Giovanni di Pietro, partendo dalla medesima ipotesi per la pala di S. Pietro a Ovile, nonostante la precedente attribuzione solo a Matteo. Il Palladino (1998, p. 52) nota infatti il contrasto e la differenza stilistica tra la Madonna e uno degli angeli che sorreggono la corona: «Questi esili, quasi incorporee figure dai volti pallidi e allungati, i tratti aristocratici e sottili, si ritagliano come fantasmi contro le solide figure circostanti, i cui volti rotondi, dai tratti incisivi e di colorito caldo, sono invece interamente conformi al linguaggio di Matteo». Lo studioso nota anche la mancanza di coerenza tra l’esile figura della Vergine e il robusto bambino da attribuire a Matteo, ispirato al famoso tondo di Donatello al museo di Siena secondo il Christiansen (1998, nota 39). Tale varietà di mani fu notata anche dal Fiocco che nel 1929 parlava di un’opera di cultura “Tra Matteo di Giovanni e il Vecchietta”.
Iscrizione
OPUS MATHEI IOH. ANNI M CCCC LX
Posizione: Sotto la cornice
