Inv. OA-3195
Cristo crocifisso
| Autore: | Giovanni Pisano (attr.) |
|---|---|
| Oggetto: | crocifisso |
| Materia e tecnica: | legno intagliato/ dipinto/ dorato |
| Data: | sec. XIII (1280) |
| Misure: | 22,5 × 110 (114 con la Croce) cm (larghezza × altezza) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala Madonna Occhi Grossi |
Descrizione
Il bene è costituito da un crocifisso in scultura lignea policroma, strutturato in due componenti principali. La figura del Cristo, caratterizzata da un'accentuata drammaticità anatomica coerente con l'iconografia del Christus Patiens, è realizzata da un unico blocco di legno di noce. Le braccia, modellate separatamente, sono unite al busto tramite incastri a facce piane con commettiture visibili sul dorso e sotto le cavità ascellari. Un analogo sistema di incastro unisce le gambe (dal ginocchio alla coscia, includendo parte del perizoma) e l'altezza della caviglia destra per agevolare la resa plastica dei piedi. La superficie dell'incarnato reca una ridipintura antica stesa su una sottile preparazione di gesso e colla, mentre il perizoma conserva una doratura a missione originale con finiture in azzurrite e lapislazzuli nei risvolti. La croce, configurata secondo la tipologia a forcella (o a Y), è intagliata da un unico tronco di tiglio e simula le sembianze dell'arbor vitae, con monconi di rami recisi ricavati direttamente dal fusto. I bracci diagonali vi sono ancorati con un incastro a mezzolegno rinforzato da chiodi. Alla base della croce è scolpito a tutto tondo un teschio ricavato dallo stesso blocco ligneo; alla sommità, un incastro a forcella sostiene il cartiglio, il quale presenta una ridipintura a tempera rossa e iscrizione "INRI" in oro a conchiglia su un originario sfondo azzurro con scritte trilingui.
Notizie storico-critiche
Il Crocifisso del Museo dell’Opera del Duomo di Siena rappresenta uno dei vertici assoluti della produzione lignea di Giovanni Pisano. Sebbene il maestro si proclami esplicitamente scultore in pietra, legno e oro nell'iscrizione del pergamo del Duomo di Pisa («sculpens in petra, ligno, auro splendida»), nessuno dei crocifissi a lui oggi attribuiti è firmato o supportato da documenti coevi. Rimasta a lungo dimenticata o scarsamente considerata, l'opera fu presentata per la prima volta come autografa di Giovanni Pisano nel 1949, in occasione della Mostra dell'antica scultura lignea senese. L'attribuzione fu confermata in via definitiva da Enzo Carli nel 1951 e in seguito accolta unanimemente dai massimi specialisti della scultura gotica, quali Margrit Lisner e Max Seidel.
Sotto il profilo cronologico, sebbene Seidel ne avesse proposto una datazione precoce agli anni settanta del Duecento, la critica più recente (tra cui Roberto Bartalini) tende a collocare l'esecuzione intorno al 1280-1285, in concomitanza con l'avvio del soggiorno dell'artista a Siena per la direzione della fabbrica della facciata del Duomo. Dal punto di vista funzionale, a differenza delle pale d'altare, questa scultura non era destinata a una collocazione fissa sopra una mensa, bensì a un ruolo centrale nella liturgia della Settimana Santa della cattedrale e nei riti processionali e penitenziali. A ciò si deve l'intensa e bruciante carica patetica del Christus Patiens, mirante a suscitare la commozione e l'edificazione spirituale dei fedeli.
Dal punto di vista iconografico e conservativo, il manufatto riveste un'importanza eccezionale nel panorama trecentesco: si tratta infatti dell'unico crocifisso superstite di Giovanni Pisano ad aver conservato integralmente la sua croce originale a forma di "Y", intagliata a simulare l'Albero della Vita con il teschio di Adamo alla base. L'opera ha esercitato un influsso formidabile sulla successiva produzione scultorea e pittorica di ambito senese e toscano, codificando un prototipo drammatico ampiamente replicato dai seguaci nel corso del XIV secolo.
