Cristo crocifisso

Autore:Fra Giacomo di Tondo
Oggetto:Crocifisso
Materia e tecnica:smalto champlevé, legno intagliato/ dipinto/ dorato (base), diaspro rosso con tracce di grigio (croce), argento fusi, cesellato, inciso e dorato (Cristo), rame, in parte sbalzato e in parte inciso e dorato (montatura)
Data:sec. XV (1406-1408)
Misure:36 × 82 × 12 cm (larghezza × altezza × profondità)
croce in diaspro cm 37x30
Collocazione:Museo dell'Opera, Sala del Tesoro
Committenza:Opera della Metropolitana (1406)

Descrizione


La preziosa croce in diaspro rosso scuro, con tracce di grigio, presenta un Cristo in argento dorato, realizzato a tutto tondo con notevole espressività e resa naturalistica. È inserita in una base in legno dorato, decorata con volute e motivi vegetali, verosimilmente aggiunta in epoca successiva. La decorazione è impreziosita da smalti champlevé nei colori rosso, bianco e nero, utilizzati per l’iscrizione sulla croce (INRI) e per lo stemma dell’Opera del Duomo (OPA), collocato ai piedi della figura di Cristo.

Notizie storico-critiche


La croce è documentata già a partire dal 1405-1406, quando frate Giacomo ricevette i primi pagamenti per la realizzazione del Crocifisso da applicare sulla croce di diaspro. Nel 1408, l'opera risultava ancora in lavorazione, e nuovi acconti vennero versati per completarla. La consegna è attestata in un’annotazione databile al 1409-1410. È probabile che la croce in diaspro fosse già in possesso dell’Opera e che si decise di valorizzarla attraverso una montatura e la statuetta del Cristo.
Secondo gli studi di Hahnloser e Brugger-Koch, la croce sarebbe stata molata a Venezia tra il 1330 e il 1350, e il diaspro impiegato sembrerebbe della stessa qualità – e forse proveniente dallo stesso blocco – di quello utilizzato per una grande anfora del Museo degli Argenti a Firenze.
Il manufatto è costantemente registrato negli inventari del Duomo ed è menzionato anche nella visita apostolica del 1575 da monsignor Francesco Bossi, che la descrive come una “crux ex iaspido pede ligneo sustentam, cui affixum est Christi simulacrum”. Frate Giacomo, quando ricevette l’incarico, era già molto anziano e attivo da decenni come orafo per l’Opera del Duomo. I documenti lo attestano come aurifex sin dal 1350, e come rettore dell’Arte degli orafi nel 1360. È probabile che per quest’opera si sia avvalso di collaboratori, data la complessità dell’intervento e la sua età avanzata. La microscultura del Crocifisso si distingue per l’accuratezza tecnica e la raffinatezza formale, soprattutto nei dettagli del volto, della capigliatura e della barba. Lo stile è confrontabile con opere della prima metà del Trecento, come il Crocifisso della croce del Louvre (ambito del Maestro dei Medaglioni Vaticani), e con il busto-reliquiario di San Flaviano di Giacomo di Guerrino, zio e maestro del frate. Un confronto interessante si può stabilire anche con un Crocifisso simile, di qualità inferiore, proveniente dalla stessa sagrestia e oggi conservato nel Museo dell’Opera del Duomo.
Bibliografia:
AOMS, 524 (644), c. 79v; Libro Rosso, 499 (707), c. 48r, c. 59v
Hahnloser, Hans R., Brugger-Koch, Susanne: Corpus der Hartsteinschliffe des 12.-15. Jahrhunderts. Berlin : Deutscher Verlag fur Kunstwiss, 1985, p.129, n. 149
AAS, ms. Sante Visite n. 21, c. 49v, Francesco Bossi, Memoriale della visita apostolica [1575]

Torna in alto