Inv. OA-3002
Gloria d'angeli musicanti
| Autore: | Marco Bigio |
|---|---|
| Oggetto: | dipinto |
| Materia e tecnica: | olio su tela |
| Data: | sec. XVI (1500-1549) |
| Misure: | 267,5 × 141 × 6,5 cm (larghezza × altezza × profondità) |
| Collocazione: | Museo dell'Opera, Sala dell'Alfieri |
| Provenienza: | Cattedrale di S. Maria Assunta, sacrestia secondo la testimonianza di Ettore Romagnoli |
Descrizione
Il dipinto si colloca come evidente opera di genere, decisamente ingenua e di qualità non eccelsa. In uno sfondo aereo punteggiato di nuvole sfioccanti come bambagia, si collocano le cinque figure di angeli musicanti che esibiscono una certa pesantezza nelle forme e nelle pose ed un’esasperazione nel trattamento dei panneggi, in un ricercato virtuosismo di pieghe mosse dal vento. Decisamente sgraziati i due angeli che sorreggono la nube-cuscino della figura centrale. Evidente un certo ascendente romano e raffaellesco e un ostentato manierismo. Nonostante lo stato precario della tela, è evidente la tenerezza e vivacità dei colori adottati.
Notizie storico-critiche
Non risulta del tutto certa l’attribuzione dell’opera né la sua effettiva destinazione.Il Carli cita l’opera fin dalla guida del 1946 attestandone la presenza all’interno del Museo dell’Opera e riprendendo la tesi del Brandi che la voleva eseguita da Girolamo Magagni detto “Gioma del Sodoma” (1507-1562), mediocre imitatore del Sodoma. L’attribuzione si mantiene inalterata anche nella guida del 1976 e così l’identificazione dell’opera come sportello d’organo eseguito nel 1550. Nel 1989, invece, il Carli (Opera, 1989, p. 57) rivede le sue posizioni sostenendo che l’attribuzione del Brandi derivava da un’errata interpretazione di un pagamento del 1550 per la decorazione di un organo nel Duomo. Il Carli aggiunge allora che l’opera è invece ricordata dal Romagnoli “che la vide in un locale a sinistra della cappella della sagrestia, come opera di collaborazione fra il Tozzo (Ant. Maria Levi) e Marco Bigio. Poiché del Lari, che fu architetto, non si conoscono pitture, è probabile che essa si debba attribuire al Bigio, modesto seguace del Peruzzi e del Sodoma”.
